Note d’arte e di bellezza

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TORNA IN CONCERTO L’ORGANO “PRESTINARI” DI LONATE

C’era un tempo in cui la popolazione di una contrada, di un borgo si identificava tutta nella sua chiesa, dedicando tempo e risorse alla sua edificazione, al suo abbellimento, alla sua cura. Culmine dell’orgoglio era affidare a una prestigiosa bottega la realizzazione dell’organo, strumento complesso e costoso, la cui progettazione richiede uno studio accurato e la cui costruzione, installazione e preservazione impongono ingenti capitali. Quando il lavoro era svolto a regola d’arte, l’organo e la sua chiesa si sposavano in una splendida unione, fatta del “canto” congiunto delle canne, della cassa armonica e della struttura stessa della chiesa.
Accadde proprio questo a Lonate Pozzolo quasi due secoli or sono, quando la ditta dei Fratelli Antonio e Gaetano Prestinari di Magenta (una delle più prestigiose case organarie italiane, attiva dalla prima metà del XVIII secolo al 1920) realizzò il nuovo grande organo della Parrocchiale di Sant’Ambrogio. Assecondando i mutati gusti musicali, esso sostituiva lo strumento già esistente, voluto alla fine del Cinquecento nientemeno che da san Carlo Borromeo in persona, e costruito probabilmente dai Bonalanza, organari lonatesi.
Sin da quel lontano 22 maggio 1833, il nuovo organo Prestinari acquisì notevole fama, grazie ad alcune sue caratteristiche. Anzitutto, si tratta di uno strumento maestoso: il registro più profondo, quello del cosiddetto “principale” da 32 piedi, il cui suono fa vibrare la chiesa e i nostri stessi corpi, corrisponde a canne lunghe fino a circa 10 metri, non così comuni.
L’intonazione è rotonda e romantica, con influssi settecenteschi. Il timbro è ricco e pastoso, ma allo stesso tempo chiaro e trasparente. Il riverbero è adeguato, mai eccessivo. L’eccellente acustica della chiesa (chi scrive può testimoniare che in Sant’Ambrogio un coro polifonico canta con fluidità e gioia) preserva la nitidezza del suono, senza sacrificare la potenza di emissione, qualora sia prevista in partitura.
Ecco dunque che il nostro Prestinari si adatta flessibilmente all’esecuzione di un repertorio molto vasto, che dalla polifonia rinascimentale e barocca si spinge sino alla musica contemporanea, incluso il servizio liturgico. Ovviamente lo strumento è perfetto per la letteratura organistica del periodo nel quale fu costruito, quell’Ottocento così prolifico per l’organo, pur con qualche eccesso come la smania di trascrivere per il re degli strumenti ogni tipo di musica, incluse celebri pagine sinfoniche, operistiche e bandistiche. Effettivamente il contratto originario dell’organo di Lonate prevedeva l’inserimento dei campanelli e della cosiddetta “banda turca”; si decise in corso d’opera di farne a meno, dando spazio adeguato a registri meno esotici.Non ebbe sempre vita facile, l’organo di Sant’Ambrogio. Nonostante la comunità lonatese fosse rinomata per esigere eccellenti organisti titolari, e sebbene molti parroci di buona educazione musicale abbiano risparmiato allo strumento modifiche dettate da mode passeggere, nel Novecento per decenni lo strumento fu trascurato. Piuttosto malconcio, nel 1984 venne finalmente restaurato dalla ditta Mascioni di Cuvio, che ne ha curato anche l’ultima manutenzione straordinaria, nel 2016. Casa Mascioni è un altro orgoglio del nostro territorio: basti ricordare che portano la sua firma la consolle principale dell’organo maggiore del duomo di Milano (il più grande d’Italia e uno dei più grandi in Europa, con le sue 15.800 canne) e la consolle mobile della Basilica Vaticana (quella impiegata per accompagnare le solenni celebrazioni papali in piazza San Pietro).
La cura e la manutenzione regolare, riprese dagli anni 80, hanno ulteriormente giovato alla fama del Prestinari di Lonate. Ad esempio, fu protagonista di un celebre disco pubblicato nel 1985, dedicato alla musica organistica a quattro mani, e interpretato da due grandi virtuosi italiani: Arturo Sacchetti e Giancarlo Parodi (sì, proprio il maestro Parodi che da una vita accompagna con maestria e modestia la liturgia nella Basilica gallaratese). E in quest’indimenticabile anno 2020, nel quale la pandemia ha spazzato via la maggior parte degli appuntamenti culturali, avremo la fortuna di riascoltare la “voce” del nostro Prestinari la sera del 10 ottobre, a conclusione della prestigiosa rassegna “Antichi Organi – Patrimonio d’Europa”, che da quarant’anni tutela e valorizza i manufatti della nostra scuola organaria.
Uno dei maggiori organisti europei, il milanese Alessio Corti, professore di Organo e Improvvisazione a Ginevra, già organista della Chiesa Cristina Protestante di Milano, titolare dell’organo di Santa Maria Segreta in Milano e direttore artistico della Fondazione dell’organo di San Babila, ci incanterà in un percorso lungo 250 anni, che da Frescobaldi giunge (con tappe notevoli quali il sommo Bach e il bolognese Martini, maestro di Mozart) sino all’Ottocento di Vincenzo Bellini e dei due lombardi Padre Davide da Bergamo (lombardo d’adozione) e Vincenzo Petrali (lombardo di nascita).
Riconquistando, dunque, l’orgoglio di ospitare, custodire e valorizzare uno dei tesori storico-artistici più insigni del territorio tra Milano e Varese, auspichiamo che, con l’azione congiunta della Comunità Pastorale e dell’Amministrazione Comunale (e l’attenzione dei cittadini, degli appassionati e dei volontari), l’organo Prestinari di Sant’Ambrogio possa tornare a essere stabile protagonista di concerti e rassegne musicali quali “Antichi Organi”, come accadeva sempre sino ad alcuni anni fa.
E’ importante per il nostro ieri e per il nostro domani. Perché, come ha detto Jean Guillou, organista e compositore francese: “Nel suono dell’organo c’è il futuro del mondo”.

di Alfredo Nocera
tratto da ComuniCare n°09 – settembre 2020