Due leggende che raccontano come è nato il dolce pasquale

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Una prima leggenda narra che il re longobardo Alboino, dopo aver conquistato Pavia, chiese ai nobili di portargli in dono per il giorno di Pasqua oro, pietre preziose e dodici giovani ragazze. Per la festa il cuoco di corte creò un dolce soffice, leggero e profumato, a forma di colomba, per ricordare i decori del duomo di Pavia. Al primo morso Alboino esclamò: “Che bontà! da oggi in poi bisogna portare rispetto alle colombe!”. E quando, poco dopo, iniziarono a sfilare davanti al re le giovani che avrebbero dovuto essere il suo premio, alla domanda del sovrano: “Come ti chiami?”, la prima ragazza astutamente rispose: “Colomba”. Fecero così anche tutte le altre, così, per non rimangiarsi la parola data, le fanciulle furono liberate.

Una seconda leggenda vuole che San Colombano invitato con i suoi monaci ad un sontuoso pranzo dai sovrani longobardi si rifiutasse di mangiare le numerose vivande a base di carne servite perché in periodo quaresimale. La regina Teodolinda si offese non capendo, ma l’abate superò con diplomazia l’incresciosa situazione affermando che lui e i suoi monaci avrebbero consumato le carni solo dopo averle benedette. Colombano alzò la mano destra in segno di croce, le benedisse e, miracolosamente, le pietanze si trasformarono in candide colombe di pane, bianche come le loro tuniche monastiche. Il prodigio colpì molto la regina che comprese la santità dell’abate e decise di donare il territorio di Bobbio ai monaci dove venne fondata l’abbazia di San Colombano. La colomba bianca è anche il simbolo iconografico del santo che infatti è sempre raffigurato con una colomba sulla sua spalla.