Comunicare intestazione 2019

“Un’impresa che fa bene”

Categorie: Avvisi

Il riutilizzo sociale di un bene confiscato alla ‘ndrangheta presentato da Alleanza Cooperativa San Martino

[…]La Lombardia è la quinta regione italiana per numero di beni immobili confiscati alla criminalità, dopo le regioni del Sud con radicata presenza della criminalità organizzata (Sicilia, Campania, Calabria, Puglia), e prima del Lazio. Secondo i dati dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC), al 30 settembre 2015, risultano confiscati in Lombardia 1266 immobili vale a dire il 7,2% del totale nazionale. […]Gli immobili confiscati sono per lo più rappresentati da appartamenti in condominio, abitazioni indipendenti o ville, box, garage autorimessa o posto macchina. Una frazione minoritaria è costituita da immobili con destinazione ad usi produttivi e terreni. Come previsto dalla legge 109/96, il riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata ha un fine strettamente sociale. […] Chi usa beni confiscati diventa protagonista di un processo di restituzione alla collettività di quanto (in altre forme) le è stato tolto dalla prepotenza mafiosa. […]

E questa è, a ben rifletterci, una parziale sconfitta per lo Stato. E tuttavia non è affatto arbitrario cogliere in questa anomalia un dato più di fondo, ossia quello che grava da decenni sulla società lombarda: la rimozione del fenomeno mafioso; la convinzione resistente che sia più opportuno non “mischiarlo” nel discorso pubblico con l’identità della regione. Non farne oggetto, appunto, di una consapevolezza diffusa.

La seconda osservazione riguarda la memoria. Come viene riscontrato nell’analisi dei casi empirici, l’uso affermatosi in Lombardia è di non dedicare i beni confiscati ad alcuna vittima della violenza mafiosa. […] Se il tema della mafia non è avvertito nella sua drammaticità, ancor meno sarà avvertito il valore morale e civile della lotta alla mafia. […]E invece la ormai lunga vicenda dei beni confiscati nel Sud mostra come la memoria conferisca a questi beni un valore particolare, li collochi in un preciso percorso di riscatto, fissi pubblicamente punti di riferimento morali. […] la memoria finisce per essere un valore aggiunto per gli stessi prodotti realizzati dalle imprese cooperative nate sui beni confiscati[…] da “Ricerca promossa dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale nell’ambito del Piano Ricerche 2015-2016 Policy paper “Il punto sul tema dei beni confiscati alle mafie in Lombardia”

L’Alleanza Cooperativa San Martino di Ferno ha proseguito la serie di incontri “La ‘ndrangheta tra noi” sulla storia della criminalità organizzata nel territorio. Nella serata del 30 settembre, organizzata in collaborazione con altre associazioni territoriali per le quali “gli onesti sono di più”, abbiamo incontrato i relatori dell’Officina Casona Società Cooperativa Sociale, referenti di una impresa sociale che da tre anni opera in uno dei beni confiscati, ora nel patrimonio del Comune di Castellanza.

Michele Costalonga, legale rappresentante della Officina Casona SCS e socio lavoratore, architetto e designer d’interni, impegnato in associazionismo e politica locale e Mohamed Sillah, socio lavoratore, sarto e pellettiere, ex richiedente-asilo, mediatore nei percorsi formativi hanno raccontato con entusiasmo la loro esperienza ai numerosi presenti.

Il presidente di Officina Casona Società Cooperativa ci ha gentilmente inviato il Bilancio Sociale 2019, da cui abbiamo “saccheggiato” parecchie delle notizie sotto riportate.

I locali della loro sede sono stati confiscati nell’ambito di un procedimento diventato irrevocabile il 04/01/07 nei confronti di un narcotrafficante. Con delibera del Consiglio Comunale di Castellanza, il 27/06/11 veniva approvata l’acquisizione degli immobili di via Montello. Alcuni locali sono stati assegnati ad un’altra Associazione; quelli di via Montello 24 sono rimasti in affitto alla Banca Credito Valtellinese fino a maggio 2016, quando sono stati dati in concessione alla parrocchia che li ha restituiti inutilizzati a dicembre 2016. In seguito a bando pubblico, a luglio 2017, i locali sono stati assegnati a Officina Casona Società Cooperativa Sociale per tre anni; attualmente è stata rinnovata la concessione per altri tre anni.

“Officina Casona nasce come associazione nell’aprile 2016, dall’idea di quattro amici che condividono inclinazioni, sogni e progetti di vita.Un anno dopo, a luglio 2017, nasce la cooperativa sociale per concretizzare il desiderio di fare del bene sul territorio attraverso un progetto imprenditoriale. Contestualmente apre Parallelo, il primo progetto di Officina Casona SCS, con sede nello spazio sequestrato alla criminalità organizzata. “

L’Associazione “ha organizzato eventi di aggregazione ed inclusione sociale nelle province di Milano e Varese, rivolti in particolare alla fascia giovanile, incentrati su: riuso dei materiali di scarto; manualità e artigianato “fai da te”; riduzione dello spreco alimentare; partecipazione e aggregazione; sostenibilità ambientale.”

L’Officina Casona è costituita da 6 soci lavoratori; è una Cooperativa sociale tipo B, cioè di produzione, ma destinata anche all’inserimento di persone fragili, con svantaggio sociale, ai sensi della legge 381/91. I lavoratori dipendenti di Officina Casona sono sei, di cui quattro sono richiedenti asilo e rifugiati e due hanno una disabilità riconosciuta (rispettivamente fisica e psichica) per i quali si punta al raggiungimento dell’autonomia. A loro si affiancano tre collaboratori fissi e sei collaboratori che intervengono occasionalmente, per corsi e progetti puntuali.

Si aggiungono 11 volontari fissi, di cui 2 attivi nel supporto alla lingua italiana per i lavoratori stranieri e 1 in varie attività di supporto (logistica, ritiro ordini…). A questi si affianca il gruppo informale volontario ITAcA – Italiano Che Accoglie, che offre percorsi individuali o di gruppo nell’apprendimento linguistico o nel supporto allo studio, presso il laboratorio. Volontari e donatori forniscono un apporto prezioso anche per i beneficiari, garantendo servizi aggiuntivi e aumentando così la qualità complessiva del progetto. “Accogliamo chi si avvicina a noi con il desiderio di donare il proprio tempo, sposare una causa e fare del bene sul territorio.”

“In questi tre anni abbiamo poi contato su 32 donors, che hanno supportato il progetto tramite donazioni in natura (materiale di scarto) o economici (finanziatori di macchinari, progetti, servizi) partecipando alla progettazione, monitoraggio e valutazione dei servizi finanziati. In particolare sottolineiamo l’attività del gruppo informale Etik, che ha finanziato uno sportello di ascolto psicologico con psicologa psicoterapeuta, percorso che ha arricchito la nostra proposta formativa e ampliato il nostro impatto sociale ed è stato propedeutico per l’inserimento lavorativo”

“Anche tirocinanti e corsisti sono beneficiari primari della cooperativa, che offre occasioni di formazione per persone fragili e straniere. Abbiamo lavorato con rifugiati e richiedenti asilo, fragilità psichiatriche, disabilità fisiche, dipendenze, detenuti, minori. “Offriamo opportunità di tirocinio con obiettivi formativi, di (ri-)avvicinamento al mondo del lavoro, reinserimento sociale. Lavoriamo in particolare con centri di accoglienza e servizi di inserimento lavorativo in provincia di Milano e Varese, ma anche con altri enti, come ad esempio, la Casa Circondariale di Busto Arsizio. Dal 2017 a oggi abbiamo coinvolto 42 corsisti e attivato 8 tirocini.”

Nella relazione al Bilancio Sociale 2019 di Officina Casonasi legge, tra l’altro: “Intendiamo valorizzare l’eredità storica dello spazio che ci è stato dato in concessione, riconoscendo il valore aggiunto di un luogo con un vissuto da raccontare e riscrivere. Un luogo che ci è stato dato in custodia e che è di proprietà di un territorio e di una collettività e ad essa deve restituire. “Parallelo è un laboratorio sociale di giovani artigiani e creativi. Realizziamo prodotti utili e sostenibili, offriamo riparazioni e progetti su misura, servizi di comunicazione, corsi ed eventi. Lavoriamo per l’integrazione e l’autonomia di persone fragili e straniere e utilizziamo materie prime di recupero. Siamo uno spazio per scappati di casa, da ogni Parallelo del mondo. Produciamo oggetti, dove etica ed estetica si incontrano e concretizzano. Tutto ciò che produciamo segue tre criteri fondamentali: deve essere utile, sostenibile e bello. “

“…É stata volontà dei soci fondatori, scommettere sulla provincia per offrire lì opportunità, prodotti e servizi di sapore cittadino. Parallelo ha voluto valorizzare la propria posizione a Castellanza, a metà tra due province e non troppo distante da Milano, in una sede facilmente raggiungibile con i mezzi.”

Parallelo è uno spazio in vetrina. Le vetrate dell’ex istituto bancario sono emblema di un progetto che vuole basarsi sulla comunicazione, l’incontro e la trasparenza per eliminare il pregiudizio, per annullare un passato di mafia e corruzione: la presenza di persone all’interno degli spazi, rivolte verso la vetrina durante le attività lavorative, tutto l’anno e la giornata, da lunedì a sabato, fornisce un ruolo naturale di monitoraggio sullo spazio esterno. Di notte, lasciamo accese le luci di Parallelo, sopperendo così alla mancanza di lampioni sull’angolo e sul primo tratto di via Montello, altrimenti completamente buio. “

“…A nostra volta, beneficiamo della presenza di tutti i nostri vicini, di chi abita e chi lavora. La relazione di buon vicinato (tra le buone prassi il ritiro pacchi e la “portineria” di quartiere), l’attenzione e la presenza sono reciproche, così come la fiducia. In tre anni non si sono mai verificati episodi spiacevoli.”

“In particolare la realizzazione di servizi di riparazione (sartoria, bici, legno…) e lavori su misura ha permesso di soddisfare l’esigenza del territorio di usufruire di servizi concreti e “convenienti”, creando al tempo stesso occasioni di interazione e socializzazione, un tempo diffuse e sempre più rare anche in una piccola cittadina, specialmente per stranieri, anziani e persone in difficoltà economica.”

“Emblematici in tal senso sono il passaparola positivo e le opportunità lavorative, aggregative e di volontariato.”

“Ripariamo e restauriamo: siamo contro gli sprechi e se si può riparare qualcosa lo facciamo. Offriamo servizi di riparazione sartoriale, di biciclette (mountain bike, city bike, da corsa e d’epoca), mobili in legno e persino libri o volumi, come una volta. Personalizziamo grembiuli, quaderni, album fotografici, biciclette e tutto ciò che passa per la testa ai nostri clienti, grazie alle nostre competenze grafiche. Il servizio più significativo in questo senso è quello della ciclomeccanica, che consente possibilità di spostamento a costi ridotti e promuove inoltre la mobilità sostenibile, soprattutto in un momento delicato come questo.”

“… al centro degli oggetti ci sono le persone: ogni prodotto racconta la storia di chi l’ha realizzato e di Parallelo, sul packaging ci mettiamo sempre la faccia, oltre alle mani. Quando un prodotto viene acquistato e regalato, in laboratorio o online, una persona in più viene a conoscenza della nostra causa, da Castellanza a tutta l’Italia e l’Europa.

Ogni pezzo è diverso perché realizzato a mano. Valorizziamo le differenze, perché ci piace pensare che chi acquista i nostri prodotti possa portarsi a casa un pezzo unico. Coniughiamo trame e pattern di ispirazione afro con un design essenziale e colori naturali, che valorizzano il vissuto dei materiali e l’artigianalità. …Ai privati offriamo la possibilità di acquistare i nostri prodotti sostenibili online e offline (prodotti solidali, sostenibili e di design) e di usufruire di un’ampia gamma di servizi per ogni esigenza quotidiana e non (riparazioni di bici, servizi per ricorrenze…). Aziende, enti del terzo settore e Pubbliche Amministrazioni si rivolgono a noi per una notevole varietà di servizi (forniture di prodotti, formazione ed eventi, comunicazione e allestimenti…), che consente loro di coniugare l’alta qualità dell’offerta con un impatto sociale e ambientale positivo.“

L’Officina lavora con materie prime di recupero, ma acquista macchinari e strumenti e molti altri materiali, prediligendo dove possibile piccoli fornitori del territorio; riutilizza ogni parte dell’imballaggio dei pacchi ricevuti per il proprio e-commerce.

Le parole che descrivono lo spazio sono: trasparenza, condivisione, accoglienza, sostenibilità, attrattiva.

a) trasparenza
Parallelo mette al centro le persone ed il loro lavoro. É per questo che lo spazio produttivo è in vetrina, mentre lo spazio di vendita è nel piano interrato.

b) condivisione
Nel laboratorio sociale convivono cinque laboratori artigianali: ceramica, sartoria, legatoria, meccanica e falegnameria. Quest’ultima utilizza poi il locale insonorizzato per tutte le lavorazioni rumorose. L’impresa è sostenibile proprio grazie all’unione di più laboratori che condividono risorse e generano prodotti e servizi differenti. Disporre di più aree produttive permette di ideare prodotti con tecniche miste e di vivere l’uno degli sfridi dell’altro.

c) accoglienza
La visita a Parallelo inizia già nel portico: le vetrofanie danno un’identità al progetto e un nome ai laboratori, le vetrate lasciano intravedere i due spazi produttivi principali. La porta è sempre aperta e introduce nel primo ambiente, dove Parallelo si racconta. Un pannello iniziale in legno informa sulla cooperativa e le attività, fornendo le prime suggestioni. A sinistra, nel corridoio, si possono conoscere gli “scappati di casa” con una foto rigorosamente in bianco e nero e una descrizione breve e genuina. Sulla destra, sopra la sartoria, cinque pannelli raccontano da dove provengono le materie prime. La parete frontale mostra i prodotti appesi a una griglia in metallo. Seguendola, si arriva alla scala che porta al negozio nel piano interrato, costeggiata dai profili di tutti gli “ex-scappati di casa”, tirocinanti e corsisti. L’indicazione work/shop, esplicita la doppia vocazione di laboratorio e negozio. All’uscita, sono visibili le informazioni su come rimanere in contatto e quando tornare. Il laboratorio è auto-descrittivo, chiunque può entrare e capire in autonomia cosa accade nei locali. Ognuno sceglie quanto tempo dedicare a ciascuna informazione secondo i propri bisogni e la propria curiosità. Lo staff è sempre pronto ad offrire acqua o caffè, uno sgabello, quattro chiacchiere e ascolto, oppure una visita guidata e risposte alle domande, da quelle tecniche a quelle esistenziali!

d) sostenibilità
In coerenza con le attività, i locali sono arredati con vecchi banconi artigianali e mobili di recupero. Lo spazio è caldo e materico: i pannelli e le pareti espositive sono realizzate in metallo o legno truciolare, realizzato con scarti di lavorazione. Il calore dei materiali e il caos creativo tipico dell’artigianato, sono compensati da uno stile semplice, rigoroso e pulito. L’impatto sulla struttura, in concessione, è minimo: gli interventi realizzati sono poco invasivi, le vetrine, la struttura e la distribuzione funzionale esistente sono state conservate.

e) attrattiva
Fresco, giovane e cittadino, Parallelo sorprende visitatori e passanti per la sua posizione. Ci si potrebbe trovare ad Isola, Barcellona o Berlino. Spazi blindati, prima adibiti a transazioni monetarie e burocrazie, sono oggi aperti, visibili, caldi e umani. Locali nati da mafia e corruzione, oggi sono trasparenti e comunitari, a servizio di autonomia e umanità.”

Leggiamo ancora: “É in particolare con Libera Varese, che collaboriamo per mettere a servizio lo spazio confiscato in attività di informazione e sensibilizzazione. La legalità è tematica per noi fondamentale sia nel lavoro di sensibilizzazione e testimonianza verso il territorio, sia all’interno, nel lavoro educativo con persone straniere, verso l’integrazione e l’autonomia.”

Nel corso del primo triennio, anche per eventi politici generali, si sono ridotti i servizi formativi dedicati a richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale; il calo degli interventi con le imprese no-profit è stato compensato dalla costante crescita negli altri settori, pur con la crisi Covid che ha coinvolti tutti. “Oggi Parallelo è uno progetto conosciuto e radicato sul territorio. Risponde a bisogni, attrae risorse, talenti e opportunità. Beneficia di un contesto ricco di legami, di uno spazio e di una città con potenziali di sviluppo e nuove sfide.“

Nel Bilancio Sociale 2019 dell’Officina Casona, che abbiamo riportato più volte nel presente articolo, troviamo ancora un brano tratto dalla ricerca citata all’inizio:

Nella giovane tradizione della destinazione sociale dei beni confiscati, ossia dopo la legge 109 del 1996, si è affermata l’idea di dar vita su di essi a nuove imprese: cooperative costituite soprattutto da giovani e inclusive di persone svantaggiate. Si tratta di un orientamento che nasce da un alto senso della sfida: di fronte alla pretesa ideologica della mafia di “dare lavoro”, dimostrare che anche l’antimafia produce lavoro; di più, che produce lavoro meglio fatto e con salari in regola. E’ anzi sostenibile che proprio questo sia stato il punto più alto della sfida lanciata attraverso i beni confiscati. A un tempo vittoria dello Stato e vittoria sociale. […]

E in Lombardia? La ricerca mostra che in Lombardia tutto questo tende a sfumare, a ritrarsi. […] che il sistema delle assegnazioni non agisce avendo per bussola la cultura della sfida. Quest’ultima viene interpretata in modo debole: a) in contraddizione con la storia di una regione che ha fatto dello spirito di impresa una cifra fondamentale della propria identità; b) in coerenza con la storia di una regione che ha rimosso il fenomeno mafioso e dunque non ha allevato nel proprio repertorio mentale i principi ispiratori (i “geni”, si potrebbe dire) dell’antimafia. I beni vengono piuttosto assegnati per offrire sedi ad associazioni di ogni natura, si deve ritenere anche in una logica di costruzione di consenso politico. Oppure vengono assegnati a cooperative che operano in regimi convenzionati con l’ente pubblico per fornire determinati servizi sociali. Non appare appropriato criticare, in sé, questo tipo di destinazioni. […] Tuttavia il regime di convenzioni in cui essi sono inquadrati elimina in prospettiva l’elemento della sfida, sicché si registra il paradosso di una Sicilia che punta sull’impresa e di una Lombardia che punta sull’assistenza. E in questo scenario complessivo si stempera o addirittura si allontana il fondamentale principio che l’antimafia dà lavoro. […] Il punto, dunque, sta proprio nella cultura ispiratrice della gestione di un patrimonio che si va estendendo e che possiede grandi potenzialità evolutive, specie in una fase di acuta disoccupazione giovanile. E che può promettere forme più alte di “restituzione alla collettività” delle ricchezze mafiose. In un seminario tenuto sul tema all’università Bicocca un paio d’anni fa, uno studente, proprio ascoltando le obiezioni sulla natura dei beni confiscati, suggerì: “ma datelo a me un box, ché ci faccio un’officina di riparazione di biciclette, che a Milano non ce ne sono più”.

Ambrogina Zaro