Il contagio della fraternità
In questi giorni tutti attendiamo la diminuzione dell’ ”errezero” che deve approssimarsi sempre più allo zero; sappiamo che quanto più è attorno allo 0,1-0,3 tanto più siamo fuori e quanto più si avvicina allo 0,9 tanto più siamo in pericolo. Tutto questo ci serve per potere vedere allentate delle misure di distanziamento sociale, ma la mia attenzione è anche ad una altro “erre con zero” di cui vi ho parlato un po’ di tempo fa: l’ ”errezero” della fraternità.
Questo fattore di contagio della fraternità deve crescere! Vi racconto un episodio che mi ha fatto riflettere (e con il permesso della famiglia aggiungo i nomi).
Sabato mattina, mentre ero in chiesa a pregare, entrò una coppia che in questo tempo non ero riuscito a contattare, lui non sta molto bene e mi aveva mandato a salutare da un infermiere in pensione, ma non avevo trovato il suo numero di telefono per richiamarlo, sulle pagine bianche non c’era, non ha più il telefono fisso e quello del cellulare non si può recuperare, per questo non avevo potuto sentirli. La moglie mi disse: “Grazie per i messaggi che manda alla domenica tramite una mia amica”, io risposi: “Chi te li manda?”. “Una mia amica di Busto, Elena”. “Che strano”, pensai, “i nostri messaggi passano da Busto”. Poi, parlando del più e del meno e della situazione in parrocchia, disse: “Quanti morti, anche ieri ho sentito le campane. Chi è morto?”. “E’ morta la consuocera del Desperati, la signora Tosi”. Sorpresa mi disse: “Quella che abita in via Giovanni XXIII? Ma è la mia amica Elena! Non lo sapevo!” e con il volto triste e la voce tremula, aggiunse: “Era lei che mi inviava i messaggi da ascoltare e da leggere”.
La signora Elena riceveva i messaggi credo dai nipoti, i quali, partecipando al catechismo, ricevevano i messaggi dalle catechiste, che ricevevano i messaggi dal consiglio pastorale e lei, a sua volta, li inviava alla sua amica. Anche lei collaborava a far crescere questo fattore di fraternità “erre con zero” in questo tempo di isolamento sociale, di distanziamento.
Ho compreso che questo “erre con zero” si diffonde anche per la volontà di persone semplici, per la collaborazione di persone ordinarie e, a volte, nascoste agli occhi del mondo e della comunità.
Non si tratta di catene di Sant’Antonio, si tratta di relazioni di fraternità che non nascondono minacce o false promesse (“Se lo invii 10 volte avrai benedizioni”). Non si tratta semplicemente di inoltrare tutto quello che hai visto senza averlo letto o ascoltato, si tratta di leggere o ascoltare e poi inoltrare a qualcuno, raggiungendolo, stabilendo un contatto: “Ti giro questo messaggio o questo articolo che è molto bello, che mi ha inviato mio nipote…etc.” Moltiplichiamo la fraternità aggiungendovi calore e fraternità.
Siamo entrati nel mese di maggio, una bella occasione per curare la fraternità, con riguardo particolare alle relazioni. Capisco che a volte abbiamo alcuni timori a fare una telefonata, perché pensiamo di disturbare, ma posso dirvi che le chiamate al telefono non sono un fastidio se fatte con delicatezza, iniziando dicendo: “Come stai? Posso disturbarti o sei impegnato?” e generano lacci, generano fraternità.
Questo fattore di contagio della fraternità si trasmette da uno ad uno, il ministero di Gesù è un ministero da persona a persona, un ministero non dei grandi numeri ma dei piccoli contagi che si realizzano per le strade della terra di Israele.
Io cercherò di collegarmi ogni giorno con un persona che vive da sola per recitare insieme il Rosario, come se fosse una visita. Voi che siete in famiglia organizzatevi per celebrarlo con i vostri familiari. Voi che avete dei vicini di pianerottolo o di cortile potete recitarlo stando davanti alla porta di casa… non è una superstizione, è un laccio di fraternità.
Don Gianbattista
