Storie oltre le “stories”. Riflessioni in chat al tempo del COVID-19

Categorie: Parola ai battezzati inviati

Come parroco sono parte di molti gruppi di WhatsApp che hanno funzioni diversi. Alcuni gruppi sono per le comunicazioni urgenti, altri sono i gruppi degli animatori, alcuni sono gruppi di soli adulti altri di soli giovani. Mi sono accorto che ci sono modi di comunicare diversi. Ad esempio in gruppi di soli ragazzi se invio un link che rimanda ad testo da leggere sono sicuro che nemmeno lo aprono. A volte, qualcuno chiede una risposta e cala il silenzio degli altri. Per fortuna puoi andare a vedere , se sei l’amministratore, chi ha almeno aperto il messaggio. Ma vi assicuro che nemmeno allora siete sicuri che l’altro lo abbia letto. Questo è il bello della comunicazione d’oggi.

Ecco allora che cosa vi raccontiamo con questo testo. Una domenica , il 15 marzo, una di queste in cui siamo chiusi in casa, in uno di questi gruppi , quello di un gruppo familiare, una persona iniziò una condivisione sulla parola della domenica. Mi stupì questa scelta, (normalmente siamo capaci di condividere le cose degli altri, non le nostre) e allora allegai la mia riflessione. Poi la cosa continuò. Ascoltiamo che cosa dicono:

In questo tempo di emergenza, di isolamento nelle nostre case, riceviamo e noi stessi inviamo tramite rete molti messaggi, video, notizie, articoli e riflessioni. Rischiamo però di dimenticare a volte la relazione con l’altro, il chiederci: “Come stai?”

E’ per questo che nel gruppo abbiamo voluto lanciare due iniziative.

La prima è “Auguriamoci buona domenica”. In queste domeniche in cui non possiamo vederci e salutarci sul sagrato prima e dopo la Messa, ci scambiamo su WhatsApp l’augurio di una buona domenica nel Signore facendo risuonare la Parola.

La seconda iniziativa ha come titolo: “Ciao, come stai? Raccontiamoci fatiche e gioie di questo tempo di Coronavirus”

Condividiamo con semplicità qualche testimonianza perchè pensiamo che oggi ci è chiesto di vivere la fede nelle cose semplici, nei piccoli gesti, nella quotidianità della nostra famiglia.

“Resto a casa”. Io lavoro a giorni alterni a contatto con le persone. L’azienda ha adottato misure cautelative sia per il flusso della clientela che per la nostra sicurezza con disinfettanti, mascherine e guanti. Non è piacevole parlare con le persone ad un metro di distanza e fare tutto velocemente (ero abituata ad ascoltare … mi sembra di mancare di rispetto!). Il resto della famiglia è a casa per smart working o segue le lezioni a distanza. Ognuno compie il proprio dovere!!

Il lato positivo dello stare a casa è la grande possibilità di VIVERE la famiglia … c’è più tempo per il dialogo, per il gioco, la preghiera insieme. Il tempo che solitamente non basta mai adesso si è fermato. Siamo tutti più tranquilli e abbiamo più attenzione reciproca.

Anche se non possiamo andare fisicamente a Messa, la domenica è sacra. Siamo raccolti tutti insieme davanti alla tv ad ascoltare la Messa dell’arcivescovo e le sue belle parole.

Molto interessanti sono anche gli interventi di don Gianbattista che vengono pubblicati sul sito della comunità e che seguiamo assiduamente.

Il timore di ammalarsi o di contagiare i genitori anziani è molto ma ci assiste la fede in Gesù che ci vuole bene e desidera il meglio per noi. Anche gli amici che non riusciamo ad incontrare di persona si sentono al telefono o su whatsapp: è bello non sentirsi soli.

Questa esperienza ci ha obbligati a fermarci.. a tornare all’essenziale. Da 15 giorni siamo in casa noi tre con i nostri computer per adempiere ai nostri doveri professionali e da studenti. . All’inizio un po’ spaesati … ora grati per l’opportunità di esserci ritrovati … per avere tempo per pregare insieme. Quello che sta capitando fuori richiede tanta preghiera e senso di comunità anche a distanza – che parta dal dentro più profondo di ciascuno di noi. Fraternamente un abbraccio.

Fatiche e gioie. Sicuramente la tristezza nel vedere tanta sofferenza e, non lo nego, la paura del contagio avendo lavorato fino alla scorsa settimana in un ambiente con protezioni zero. Paura di poter contagiare mio papà anziano. Sentirsi mancare al comparire della febbre e sentirsi impotenti quando lui ti guarda smarrito e ti chiede: “Ho il coronavirus?”

Un’altra fatica che viviamo è non poter vedere i nostri figli che pure loro sono isolati … per fortuna c’è il telefono! Uno di loro aveva programmato il matrimonio… ora sospeso.

Ci sono anche delle gioie. Vedere tanta solidarietà, avere più tempo per noi, per la preghiera. Ascoltare il “silenzio”. Dedicare più tempo al papà anziano ascoltando i racconti della sua infanzia oppure giocare con lui a carte (altrimenti vuole uscire in barba al virus) o seguire la Messa insieme. Bellissimo.

Per chi ci conosce come famiglia e sa le nostre dinamiche di vita lavorativa è stato come una “bomba” che ci ha completamente travolti e sconvolti. Dal vedersi pochissimo ad una full immersion vissuta pienamente nonostante io continui a lavorare su turni.

Abbiamo ritrovato quell’unità che sembrava passata e riscoperto le cose semplici: anche solo il fatto di pranzare e cenare insieme. Certo la Messa vissuta da spettatore non è il massimo ma nel nostro piccolo cerchiamo di mettercela tutta per renderla più viva.

Un pensiero ai nostri figli che vivono con tensione questo momento e ai nonni più o meno giovani che non ci è possibile vedere soventemente se non per aiutarli e invitarli a non uscire. La tecnologia fortunatamente ci viene molto in aiuto in questo momento: le videochiamate rendono questo periodo meno isolante soprattutto per i nonni che possono coccolare i nipoti anche da lontano.

Ciao a tutti. Noi stiamo bene fino ad oggi. Reduci dal recente lutto familiare questo tempo sta servendo per recuperare le relazioni in famiglia. Mio marito ha lavorato finchè non ha chiuso l’azienda mentre io non resto a casa perchè lavoro in ospedale. Devo dire che quando termino il turno ed esco dal reparto apprezzo respirare aria.. la mascherina che dobbiamo tenere secca il naso, si fa più fatica a respirare e parlare con le mamme.. ma che volete che sia rispetto ai malati che hanno fame d’aria? Mi ritengo fortunata di aver potuto accompagnare papà nella sua agonia e per poco siamo riusciti a celebrare il funerale.

In famiglia si apprezzano gesti di attenzione reciproca, le faccende domestiche condivise.. nostro figlio si diletta anche in cucina. Bella la solidarietà tra vicini per la spesa o varie commissioni.

Non manca la preghiera personale e condivisa.

Noi tutto bene. I “lati positivi”: più tempo insieme come famiglia che, per chi ha i figli grandi non è scontato. La gioia di vedere la solidarietà di tanti. Momenti di preghiera condivisi e personali ci confortano in questo periodo di vita rallentata.

Fatica. Il tanto dolore per le tantissime vittime.. il vuoto delle famiglie che non possono salutare i loro cari.

Un abbraccio virtuale.

Ciao a tutti. Mio marito è ancora convalescente per l’intervento, pian piano sta recuperando.. ci vuole pazienza. Io ho lavorato in ufficio fino a ieri ma in una situazione surreale. Sola in quell’ufficio rendeva ancora più pesante la situazione esterna che respiriamo, caricandola di ansia e preoccupazione. Ora lavoro da casa.

Certo che questo isolamento comincia a far sentire la mancanza dei figli, per noi non vedere e coccolare la nostra nipotina da tre settimane è veramente duro. Per fortuna ci sono le videochiamate che ci consentono di vedere i progressi che fa ogni giorno. Poi ci sono i genitori anziani che non possiamo visitare e che sentono la nostra mancanza forse perchè hanno anche un po’ di paura sapendo di essere vulnerabili e ci vorrebbero più vicini.

Io mi sento molto coinvolta dalla situazione pensando a tutte le persone malate ricoverate e che devono affrontare da sole la malattia e nel peggiore dei casi la morte. La nostra preghiera va tutti i giorni per queste persone e per i sanitari che prendendosi cura di loro diventano i loro familiari. Chiediamo al Signore di sostenerli e di accompagnarli in questi momenti difficili.

Anche noi sentiamo la mancanza della vita comunitaria, delle celebrazioni e degli incontri però stiamo scoprendo un volto di chiesa diverso.. stiamo sperimentando come ciascuno di noi faccia parte del corpo di Cristo e come tale ci sentiamo uniti anche se lontani. Sicuramente da questa esperienza dobbiamo uscirne cambiando il nostro modo di relazionarci, riscoprendo un modo nuovo di vivere il nostro essere chiesa.

Vincere le nostre riservatezze e riuscire a condensare in un messaggio quello che tutti stiamo vivendo è un po’ complicato. Personalmente riesco a scrivere qualche pensiero ma molto meno le emozioni che invece sono quelle più incessanti e più forti.

Noi stiamo ancora lavorando fuori casa, non tanto per spirito di sacrificio o per una identità costruita sul lavoro ma perchè, essendo dipendenti, assolviamo il nostro dovere, cerchiamo di fare bene quel che ci è chiesto di fare. Abbiamo contatti con altre persone ma ci hanno fornito le protezioni necessarie. Comunque questa situazione lavorativa ci procura un senso di “rimorso” per non star facendo nulla di davvero così prezioso e importante per chi ha bisogno; assolviamo solo il nostro dovere.

Siamo come tutti super bombardati di notizie dove le emozioni negative e positive si alternano.

Anche noi patiamo di non vedere i nostri cari, soprattutto la nostra “piccola” che ha deciso di rimanere via, di non rientrare proprio per l’incertezza di essere un possibile contagio soprattutto per i nostri anziani. Quindi abbiamo apprensione e preoccupazione però lei è forte e non ci trasmette mai paura. Nonostante ciò ci manca molto. L’altra figlia è a casa impegnata con lo studio anche se le mancano le lezioni reali e le sue amicizie. Anche lei sta apprezzando e vivendo intensamente questa “clausura domestica”, è comprensiva e ci tiene “su di giri”.

La preghiera ci conforta davvero molto, sia quella personale sia quella che di volta in volta ci viene suggerita. Ascoltare la Messa a casa non ci trasmette quella intimità con l’Eucaristia che proviamo partecipando con tutta la comunità, però anche questo è un “sacrificio” che offriamo al Signore. Pensare però che nello stesso momento anche in altre case si vive la stessa celebrazione ci aiuta e ci commuove.
Ci rincuora molto poter leggere le riflessioni e le omelie del don, anche così ci sentiamo meno soli e anzi ci sono di spunto e stimolo per rimandi personali e famigliari.

La tristezza profonda ci viene per chi le sofferenze le sta patendo sul proprio corpo, sia per malattia, sia per lutto e che in molti casi sono vissuti in solitudine.

La Fede in Gesù ci sostenga sempre e se ci è chiesto questo cammino accettiamolo con fiducia.
Anche noi vi abbracciamo virtualmente e auguriamoci di rivederci presto.

A casa nostra la situazione non ha cambiato molto i ritmi di sempre: io continuo la mia vita casalinga, mio marito continua a lavorare da casa limitando le trasferte. Le ragazze sono impegnate con le lezioni on line, lo studio e continuano a coltivare le loro amicizie quotidianamente in rete e questo per loro sembra normale anche se non mancano preoccupazioni per la maturità e la tesi che devono sostenere. A noi la convivenza forzata 24h ha creato qualche tensione in più.. ma fa parte del gioco e io personalmente lo vivo come sacrificio che offro al Signore in questa quaresima perchè si possa arrivare a capire l’importanza delle relazioni. La speranza in questo non manca mai.

Viviamo in apprensione soprattutto per i nostri genitori: la paura in loro non manca. Li aiutiamo affinchè escano il meno possibile ma il pensiero più sofferto va al nonno che vive lontano ed è solo.

La preghiera e le occasioni di Chiesa che ci vengono offerte sono stimolo ad andare avanti e l’augurio che ci facciamo è che questa prova che stiamo vivendo ci aiuti a cambiare perchè forse è vero, come qualcuno ha detto, che non torneremo “alla normalità”, perchè “la normalità” era il problema.

Anch’io ho qualche problema a mettere per iscritto le mie emozioni.

Per noi la quarantena era già cominciata a dicembre: lavoro, ospedali e vecchietti a casa.

La differenza è che prima dell’emergenza, quando proprio si arrivava al limite, con qualche amico si poteva ritagliarsi un’oretta per una boccata d’aria. Adesso neanche quello.

Io e mio marito siamo a casa dal lavoro mentre nostro figlio, dopo una pausa per sanificazione dell’azienda, ha ripreso a lavorare. Speriamo bene.

Il lutto che abbiamo appena avuto in famiglia è stato piuttosto travagliato e traumatico il non poter fare il funerale.

A me personalmente la Messa domenicale manca molto perchè mi obbligava a staccare la spina e incontrare il Signore a tu per tu. A casa o in ospedale abbiamo provato a seguire la Messa ma chissà perchè proprio in quel momento… ci sono tutti i bisogni…

I nostri vecchietti sono molto impegnativi soprattutto psicologicamente. Ogni volta mi devo caricare di pazienza e dico una preghiera alla Madonna.

Appena riusciamo leggiamo le riflessioni di don Gianbattista che ci aiutano ad andare avanti.

Per fortuna ci sono anche i nostri amici che ci stanno vicino con messaggi e telefonate.

Preghiamo tanto per i malati, i sanitari che sono impegnati per questa emergenza in particolare per le mie due amiche che sono in trincea. . Un abbraccio

“ Ciao come stai?” a questa domanda ho risposto diverse volte in questo periodo. Era gennaio e mi trovavo in ospedale e allora le preoccupazioni erano legate al mio stato di salute. Tante le persone, parenti, amici, colleghe che erano in pensiero e mi chiedevano “come stai”?. Fortunatamente la risposta è sempre stata: “sto bene”, in effetti tutto è andato bene. Dopo l’intervento, ho soggiornato nei pressi di quell’ospedale lontano da casa per qualche settimana. Le giornate chiusa in un monolocale erano lunghe e spesso mi annoiavo, non vedevo l’ora di uscire per prendere una boccata d’aria e fare quattro passi e il più delle volte era per andare in ospedale a fare i controlli. Mi rincuoravo pensando che quando sarei tornata a casa mia le cose sarebbero andate meglio. Ora tornata a casa mi trovo di nuovo “in quarantena”. Nonostante tutto però ogni giorno ho un buon motivo per ringraziare il Signore – perchè sono riuscita a fare l’intervento in un momento tranquillo – perchè sto bene – perchè mio figlio è tornato a casa dal suo soggiorno all’estero proprio poco prima dell’emergenza coronavirus.

Certo trascorrere diverse giornate chiusi in casa a volte l’umore è un po’ traballante ma come dice il nostro arcivescovo questo è il momento “favorevole” per fermarci e trovare un po’ di tempo da dedicare al silenzio, alla meditazione e ringrazio il parroco che con le sue riflessioni ci viene in aiuto. Preghiamo per le tante persone che stanno soffrendo nei letti d’ospedale, nei posti di lavoro, per un lutto in famiglia.. E’ vero manca un po’ a tutti la Messa domenicale ma alla fine di questo brutto periodo parteciperemo con più intensità. Un abbraccio e un saluto.

Anche io come tanti sto facendo fatica. Dal 10 marzo ho scelto di stare a casa con i figli, per permettere alle nonne di stare un po’ più “riguardate” e per ridurre il rischio di portare a casa “qualcosa”. Questo ha significato prendere un congedo al lavoro, congedo che mi era avanzato dall’ultima maternità e che non hanno potuto negarmi. È qui la prima enorme fatica, la fatica di scegliere consapevolmente di abbandonare la nave del mio lavoro che, dopo questa mia chiara presa di posizione, affondera’ inevitabilmente e chissà cosa mi rimarrà, non lo so.

Ciascuno qua ha il suo compito da svolgere quotidianamente: mio marito lavora a tempo pieno da casa, ma devo fare come se non ci fosse, è veramente impegnato.. I ragazzi la mattina hanno videolezione e al pomeriggio i compiti, studiano, magari si guardano un film.. Io mi occupo del piccolo, della casa, di cucinare e di non far mancare niente a nessuno della famiglia. Arrivo a sera stremata, non vedo l’ora che lo gnomo si addormenti per respirare un attimo, magari alle 22.00, per poter leggere o semplicemente dormire e arriva la richiesta: mamma adesso che il bambino dorme facciamo una partita a qualcosa? Oppure, Ma vai già a letto? Seconda enorme fatica: dire no, non ce la faccio più, sono stanca, ho bisogno di ossigeno. E perché, loro non hanno bisogno delle mie attenzioni? Mio marito non merita del tempo dedicato? Non riesco ad arrivare dappertutto e questa è vissuta come una grande mancanza, sicuramente da parte mia in modo molto amplificato.
Per me questi sono gli effetti dell’isolamento.. mi mancano quelle 4 ore di lavoro in cui facevo il pieno di energie e rapporti sociali, mi mancano le nonne che accudivano il piccolo in quelle 4 ore e mi permettevano di stare lontana con la tranquillità e la certezza che lui fosse al sicuro.
Sono stanca.

E nella fatica di questa stanchezza ringrazio Dio che mi ha donato una vita così piena, una vita che straborda di pienezza, una vita che anche in isolamento, senza alcuna interferenza esterna, è tanto ricca che nemmeno riesco a starle dietro. Ecco cosa ho imparato da questo momentaccio, ho imparato che Dio è stato veramente generoso con me.

Voglio concludere dicendo che ho apprezzato questa comunicazione vera e viva nel piccolo gruppo familiare , ho apprezzato perché c’è stata una comunicazione delle fatiche e delle gioie, degli errori e delle conquiste. E così , anche un gruppo di WhatsApp può servire per comunicare e non semplicemente per inviare foto o video che alla fine ti distolgono dal vivere questo tempo con maturità.

Per questo ho chiesto a loro di trasformarlo in uno scritto unico e di renderlo accessibile a tutti.

Che il fattore R0 di fraternità della nostra comunità cresca.

Il parroco e tutto un gruppo familiare.