Si dice spesso che l’assenza sia fondamentale per capire l’importanza di quello che non si ha più e in questo momento, in cui non abbiamo più molte cose che “facevano” la nostra vita di un mese fa, mi viene da dire: “Ricordo le tue meraviglie di un tempo” (Sal 77,12) e anche: “Dov’è, Signore, il tuo amore di un tempo?” (Sal 89,50), frasi che si pronunciano nei momenti di difficoltà, magari non con queste esatte parole, ma il senso resta invariato. A tutti sarà capitato di pronunciarle per qualche vicenda personale complicata. Ora però la cosa è molto più grande perché va oltre le vicende personali.
Questa situazione difficile riguarda tutti. Non è una questione privata. Ci obbliga a stare dentro casa, ma ci fa uscire dalla logica del nostro “mondo” personale: il nostro “stare dentro” è per il bene di tutti. A questo risultato enorme non ci ha portato nemmeno la questione dei cambiamenti climatici perché, pur essendo molto grave e riguardando tutti, non aveva ancora raggiunto livelli tali da mettere in pericolo la vita di molte persone quasi nello stesso momento. Figuriamoci guerre o carestie… Troppo lontane. Il mondo non si ferma se le grazie di qualcuno coincidono con le disgrazie di altri. Invece questo virus non ci dà scampo. Non c’è una soluzione immediata, non possiamo agire in qualche modo per arrivare in fondo più velocemente, anzi, dobbiamo stare fermi, dentro.
La situazione di cattività ci obbliga a guardare dentro, nelle nostre relazioni e dentro noi stessi, ad attraversare questa emergenza accettando i suoi tempi che coincidono con il Tempo che ci è stato restituito e che rappresenta un’opportunità. Lo abbiamo accettato e portato dentro, nelle nostre case e, con la sua lentezza, ci ha cambiato le abitudini e le ha radicate al posto delle altre, le solite, e ora sembra che sia passata un’eternità, non poco più di un mese, da quando tutto è successo. Alcuni, anche con fantasia, hanno iniziato a riempire il tempo e a buttarlo fuori come una palla che rimbalza da uno smartphone all’altro, a donarlo. Lo hanno riempito di messaggi, video, videochiamate e collegamenti vari, semplici telefonate, pranzi e cene via Skype. Le relazioni si sono impoverite del contatto fisico, però, per il dono del tempo, si sono intensificate e, malgrado i deficit che possono avere gli incontri mediati dalla tecnologia, in molti casi, si può dire che siano stati utili per creare un vissuto di vicinanza pur nella distanza. Qualcuno è uscito fuori sul balcone per cantare, per pregare, anche semplicemente per parlare… sempre a distanza. L’assenza è diventata mancanza e poi risorsa.
Ma mancanza di che cosa? Direi che una delle cose che sono mancate di più, dato che tutti hanno cercato subito di ristabilirle, sono le relazioni. Questo è avvenuto anche dentro la nostra comunità; sono state cercate relazioni mirate a dare all’altro ciò di cui si pensava avesse bisogno: preghiere, riflessioni che aiutassero a dare senso agli eventi, avvisi di appuntamenti da non perdere, anche video o foto utili per sdrammatizzare e far sorridere. Insomma, un fare agli altri quello che vorremmo fosse fatto a noi.
Qualcosa è cambiato e questa è stata, ed è ancora, l’occasione, come dice il nostro arcivescovo Delpini, per cambiare dentro e portare il nuovo fuori.
Forse allora sarebbe meglio non chiedersi più: “Dov’è, Signore, il tuo amore d’un tempo?”, ma guardarci intorno e rendersi conto che il suo amore non è mai mancato e che abbiamo appena iniziato a convertirci. Isaia dice: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?” (Is 43,18).
Molti dicono che dopo questa emergenza le cose non torneranno più come prima. Bene, certe cose sarebbe meglio che non tornassero come prima. Il dopo è adesso, è questo il momento favorevole. Ora, “a bocce ferme”, bisognerebbe che da una conversione dei cuori nascesse anche una conversione delle regole in molti ambiti della nostra società, per rendere il mondo più adatto agli uomini. Se, invece, al momento del via ricomincerà la solita corsa, il solito gioco dove chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori, non solo avremo perso un’occasione per noi ma, forse, ci saremo giocati un po’ del futuro delle nuove generazioni.
Barbara Talè