So di non essere un buon comunicatore, ma alcuni della comunità, in questi tempi, vogliono sentire il loro parroco dire qualcosa: cedo alla pressione, anche se in questo tempo godo della visione e dell’ascolto del papa e del vescovo, da cui il mio ministero prendere vita, e come disse una volta Mons. Agnesi, vicario generale, “Io sono vicario del vescovo Mario: quando il vescovo non c’è guido io la diocesi, ma dal momento che il vescovo Mario è sempre presente, darò un significato diverso al mio essere vicario”. Ora noi parroci siamo la presenza della carità pastorale del vescovo e quindi, in questo tempo, dove lui è molto presente nel web e nella televisione, con parola per tutti, mi faccio da parte; inoltre anche il papa alla mattina alle 7.00 celebra per tutti e tutti possiamo essere con lui in santa Marta. Non trovo necessario fare altre proposte e pur celebrando messa per ora non lo farò in facebook, e spero anche più avanti.
Posso lasciarvi però pillole di buon vicinato.
- Rispettiamo le indicazioni del Ministero della salute, e mi raccomando leggete attentamente e rispettate i dieci comandamenti del Ministero. Lo facciamo per il bene nostro e di tutti, dei più deboli, non siate egoisti.
- Qualcuno dice: “Dobbiamo metterci nelle mani di Dio”, ma credo che sia meglio mettersi nella mani di Dio sempre, come abbiamo fatto all’inizio della vita, ascoltando e rispettando la sua Parola; non solo quando saremo alla soglia della terapia intensiva, quando ci verrà detto che non c’è posto e che non si può fare più nulla, ma “solo mettersi nelle mani di Dio!”. Rispettiamo le regole e mettiamoci nelle mani di Dio ogni giorno, dall’inizio della giornata, rispettando le indicazioni. Allora avrà significato anche un estremo “mettersi nella mani di DIO”.
- Dimostriamo di essere “prossimi”, salutandoci, quando si cammina per la strada, anche se si incontrano degli sconosciuti; dimostriamo che siamo “prossimi” e non solo vicini, e che, se non ci avviciniamo, è perché abbiamo rispetto per tutti. Il virus non si trasmette con la voce, ma certamente la voce trasmette familiarità, vicinanza. Mantenersi distanti non è “essere distanti”. Salutarsi con la voce, da una parte all’altra della strada o incrociandosi sul marciapiede non è pericoloso.
Don Gianbattista