Un rito antico rivissuto in oratorio
La cena Seder
Sabato 10 marzo alle 19.30 gli “Amici” di Ferno si sono radunati in oratorio per condividere una cena speciale, una cena “Seder”. Con essa gli ebrei festeggiano la Pasqua celebrando la liberazione dalla schiavitù in Egitto.
La Parola e la Menorah
Il capitolo 12 del libro dell’Esodo spiega la Pasqua ebraica. Racconta che Dio parla a Mosè e ad Aronne chiedendo di riferire a tutta la comunità le sue indicazioni su come celebrare la Pasqua (scelta dell’agnello, modo di immolarlo, di cucinarlo e di mangiarlo). Dice loro anche di porre un po’ di sangue dell’agnello sugli stipiti e sull’architrave delle loro case affinché vengano risparmiati dal flagello di sterminio con cui invece Egli colpirà gli egiziani (morte dei figli primogeniti).
Nella storia d’Israele la Pasqua è la festa che riassume tutta la fede. E’ la festa che celebra il passaggio di Dio in mezzo al suo popolo. E’ l’ora della liberazione dalla schiavitù in Egitto, della salvezza, dell’alleanza.
Anche Gesù nell’ultima cena celebra la Pasqua. La sua passione, morte e resurrezione avvengono proprio nei giorni della Pasqua ebraica, infatti il Vangelo di Giovanni (13,1) narra: “Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine”. Oggi noi chiamiamo Pasqua quei giorni di festa in cui ricordiamo che “Gesù ci ha amati fino alla fine”. Gesù, quindi, ha dato un significato nuovo alla Pasqua.
La preghiera insieme
Ancora oggi, come allora, gli ebrei festeggiano la Pasqua radunandosi in famiglia, con degli amici (come fece Gesù nell’ultima cena), facendo una cena “Seder”: preparano la tavola con il pane azzimo (un pane non lievitato che ricorda quando sono fuggiti dall’Egitto in fretta senza avere il tempo di far lievitare la pasta), il vino (simbolo della gioia della libertà ritrovata), le verdure amare (ricordano l’amarezza dell’essere schiavi), un uovo (simbolo della vita nuova nella libertà), un agnello arrostito (ricorda il sangue versato sugli stipiti che è stato salvezza per i figli degli ebrei).
La lavanda delle mani
Ogni gesto, ogni momento di questa cena ha un significato importante. I ragazzi hanno celebrato questo rituale significativo con compostezza, silenzio, attenzione, osservando ogni dettaglio.
La partecipazione a questa cena speciale ha suscitato emozioni e riflessioni.
Alice: “Leggendo le preghiere tutti insieme eravamo un corpo unico”.
Francesco:”La storia degli ebrei mi ha fatto capire che si può vivere da schiavi”.
Giulia: “Il silenzio che abbiamo mantenuto per tutta la cena mi ha ricordato la celebrazione della Messa”.
Davide: “Mi ha colpito il significato della marmellata con cui è stata servita la lattuga amara. La sua dolcezza ricordava che la speranza di ritornare alla libertà era sempre accesa”.
Una mamma