DIO NON SMETTE DI FARE NATALE PER NOI
Quest’anno riusciremo a celebrare il Natale? Che cosa succederà a Natale? Di che colore sarà la nostra regione? Potremo radunarci in famiglia? Potremo spostarci in montagna? Sono questi i dubbi, le domande che si fanno anche coloro che non sono proprio animati dalla fede cristiana. Ma la vera domanda è forse un’altra: riusciremo anche quest’anno a non riconoscere il Natale di Gesù, come tutte quelle volte che il venire di Dio si perde tra i pranzi e i regali, viene marginalizzato dalla nostra fretta di fare compere e di trovare il regalo che maggiormente stupisce, oppure viene messo nell’angolo dei nostri pensieri, perché per noi celebrare il Natale è solo festa in famiglia, è una cena a base di pesce, è un pranzo con i soliti menù, è tombola o mercante in fiera? Tra tutti questi Natali da celebrare poi ci mettiamo anche il presepe e l’albero e solo alcune volte la Messa con la comunione.
Riusciremo a celebrare il solito Natale?
Dio continua a celebrare il suo Natale ogni giorno identificandosi nell’uomo, nel bambino, nella donna messa ai margini e scartata. Lui ogni giorno trova una, mille povere mangiatoie in cui trovare riposo. Dio non smette di fare Natale. Non si fermò nella guerra, non si fermò nemmeno nei terremoti e nelle alluvioni, non si fermò in questa sua discesa, fino in fondo, nemmeno quando la morte stava alle porte, ma è venuto e continua a venire con il suo messaggio affascinante. “Io sono il Dio con voi, chiamatemi Emmanuele! Non cercatemi lontano, io sono più vicino di te stesso. Io vengo ad abitare ogni persona. Anche i più poveri. Anche te.”
Questo è Natale.
Non c’è bisogno di molto. Semplicemente renditi conto. Dio, il Dio onnipotente, il creatore del mondo e della storia, Lui viene ad abitare la nostra vita, il piccolo Gesù è Natale.
Celebrare il Natale di Gesù significa ricordarsi del fatto che Dio si è fatto uomo, si è fatto fratello di tutti, fratello universale. Questo modo di essere fratello trasforma le nostre relazioni e le rende quelle di una vera famiglia universale che celebra insieme anche la fede.
“C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge” Lc 2,8-14. Questi pastori sono nella notte, ma sono svegli. Anche di notte i pastori vegliano, fosse anche con un solo occhio aperto, ma vegliano, osservano, tendono l’orecchio, attendono. E proprio perché vegliavano accolsero il messaggio degli angeli: “Oggi per voi è nato il Salvatore!”
Come possiamo prepararci noi al Natale? Possiamo vivere la festa del Natale in un contesto familiare di accoglienza e di comunione, di incontro e di condivisione, anche di gioco e di condivisione del pasto?
Se sappiamo dare sapore – e sapore evangelico – alla vita familiare, essa sarà rivelazione del mistero conosciuto a accolto nel Natale.
Chi ha i bambini piccoli impari alla sera, a raccontare, magari romanzando davanti al presepe, ciò che avvenne quella notte.
Chi ha i figli grandi, si prepari scrivendo la preghiera che vuole fare prima del pranzo o della cena di Natale. I vostri figli grandi ne rimarranno benevolmente stupiti. Se invece mi leggete voi giovani: perché non lo fate voi?
Chi è nonno o nonna viva ogni giorno, ogni sera, davanti al presepe la sua preghiera e preghi per i nipoti e in particolare per la fede e la vocazione dei propri nipoti, perché il mistero del Natale li converta.
Chi ha rotto definitivamente con un fratello, con i genitori, si riconcili, perdoni, dimentichi; non sia una recita il ritrovarsi in famiglia.
Ogni uomo e ogni donna trovi il suo modo, perché questo sia veramente il Natale di Gesù nella propria famiglia. Non ci vuole molto. Fa tutto Dio, quando lo lasci entrare con il suo messaggio, con il suo vangelo. E se anche non ci fosse posto per Lui, Lui un angolo lo troverebbe sicuramente. Lo dico per esperienza.
Don Gianbattista – tratto da Comunicare, dicembre 2020