Siamo in Settimana Santa, siamo in questa bellissima settimana che la fede ci consegna come una Settimana Autentica, vera, quella che riesce ad illuminare e a dare senso al tutto della vita. Che da senso alla morte.
Alla morte nostra e a quella di tutti coloro che conosciamo.
In questo giorni esco di casa solo per le cose urgenti, ovvero per questioni di vita e di morte. Mi chiamano per una unzione degli infermi, per una tumulazione. E ci si trova sempre in pochi, in silenzio.
Eppure questi gesti sembrano più necessari oggi, oggi più che mai. Chi mi chiama me lo chiede perché è necessario accompagnare il passaggio alla vita eterna con una preghiera. Un’amica medico mi ha chiesto se poteva benedire lei, fare un segno della croce a coloro che assiste in terapia intensiva perché il prete non può entrare, mi ha chiesto come si può fare per rendere più umano il gesto di liberare un letto di terapia intensiva dopo un decesso, per avere spazio per un altro che è già arrivato. È necessario fare dei gesti con dignità, ma anche con simbolicità. Siamo persone, siamo, figli di Dio e Dio è nostro Padre, e questo morire pur possedendo tutta la drammaticità e a volte la disumanità della croce di Gesù, del silenzio di Dio in quel momento, del buio che si creò fino alle tre del pomeriggio, questo morire deve conservare tutta la fede del Figlio che si abbandona nella braccia del Padre, deve conservare la fiducia e tutto l’amore che animò Gesù. Questa morte può conservare tutte le delicatezze del Cireneo o della Veronica e tutte le attenzioni delle donne che dopo la sepoltura andarono al sepolcro per ungere il corpo di Gesù. E per questo, anche oggi il morire ha bisogno di parole e di gesti che danno significato. Ha bisogno di una benedizione.
La benedizione è un “dire bene”. Dire bene dell’uomo, dire bene della via, dire bene di Dio. Dobbiamo dire bene, benedire dove la gente potrebbe maledire o addirittura dove l’uomo potrebbe semplicemente fare un gesto necessario, obbligatorio come il seppellire, come il curare, ma senza trascendenza, senza riconoscere che è un gesto nobile come nobile è ogni uomo. Corriamo il rischio di abituarci a queste cose, e farle come automi, perché abbiamo paura di commuoverci, di provare compassione.
E allora questi gesti poveri, spogliati da ogni veste, da ogni manierismo o da ogni ritualità esteriore, si presentano profondamente simbolici. Assomigliano al compiersi del battesimo che abbiamo ricevuto da piccoli. L’acqua che cade e resta sulla bara, molte volte senza fiori, perché non servono i fiori, e il defunto, che mentre prego viene immerso nella tomba, mi ricordano il battesimo come immersione nella vita di Dio, nella sua morte, mi ricordano che la sepoltura nella vita di Dio (che il battesimo ha celebrato), si compie in questo momento. E la pietra tombale o la terra che viene messa sopra la bara mi annuncia il silenzio del Sabato Santo. Un silenzio che è per noi preludio di resurrezione, attesa della vita eterna.
E intanto le campane suonano, unico modo che abbiamo per dire che tutta la comunità è presente. Per richiamare tutta la comunità che un fratello ha compiuto il suo cammino.
Siamo nella Settimana sSnta. I gesti di Gesù, la vicenda di Gesù illumini questo tempo.
La lavanda dei piedi, l’ultima cena, i discorsi condivisi in quell’ultima sera, come parola confidenzialmente raccontata. Il tradimento, la consegna al tribunale e la condanna, la passione con tutta la sua crudeltà non mi distolga dal contemplare Cristo “mite ed umile di cuore” che presta il dorso ai flagellatori, che risponde con dolcezza a chi lo percuote, che non alza la voce, che non maledice né l’uomo che lo ha condannato, né si lamenta con il Padre che non ha parlato, ma piuttosto continua ad amare, e intercede presso il Padre per coloro che lo stanno uccidendo “perdonali, Padre, non sanno quello che fanno!”
Il silenzio della tomba di Gesù e dei nostri fratelli in Lui, non ci spaventi e non ci deprima, ma sia il luogo fecondo da cui possa nascere la nostra fede nella Resurrezione.
Abbiamo bisogno della fede nella resurrezione.
Fratelli con voi, aiutiamoci a vivere bene questo tempo e aiutiamo i nostri fratelli a dare uno sguardo pasquale su questo tempo che viviamo.
Don Gianbattista
