Pensieri da Parroco #10

Categorie: Pensieri da Parroco

Giorno di PASQUA – 12 aprile

Che cosa vuol dire per noi celebrare la Pasqua? lo ha detto bene don Claudio ieri sera, essere persone che credono nella speranza, non quella a basso costo, ma quella che regga ogni tipo di prova, essere persone che annunciano la speranza cristiana, la speranza che ha vinto la morte, una morte che è illuminata dalla resurrezione.

E questo anche se ancora portiamo i segni della morte

Siamo chiamati ad essere così, uomini e donne che credono nella resurrezione, nella ripresa, nel ricominciare anche se ancora siamo fermi, anche se ancora non possiamo fare nulla, credere nella Pasqua è allora qualcosa che è di più di un semplice rialzarsi dopo una caduta, è veramente credere nella resurrezione.

L’esperienza pasquale trasformò definitivamente i discepoli, li trasformò in apostoli della resurrezione.

Maria di Magdala giunse alla fede , vide la tomba vuota, incontrò il Signore che affidò a lei un missione e la missione la trasformò, “va’ dai miei fratelli e di’ loro” Maria subito venne trasformata in apostolo degli apostoli

Questo fa la Pasqua, questo genera la resurrezione di Gesù che ha vinto la morte, questa è la Pasqua; trasformare il male delle morte in occasione di perdono, di liberazione, di trasformazione della vita.

La Pasqua fa dei discepoli una Chiesa apostolica.
Una chiesa che accoglie il compito affidatogli dal risorto
di essere segno di speranza in un mondo disperato,
di essere segno di perdono e di riconciliazione in un mondo diviso,
di essere segno di vita in un mondo che continua a puzzare di morte.

Paolo dice:

“Vi ho trasmesso quello che anch’io ho ricevuto.
Ultimo tra tutti apparve anche a me come ad un aborto, infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo… però la sua grazia in me non è stata vana.”

Gli Atti degli apostoli ripetono:

“Dopo aver dato disposizione agli apostoli che si era scelto… ordinò loro di attendere l’adempimento delle promesse” ovvero lo Spirito, per essere trasformati in annunciatori della resurrezione.

E agli apostoli allertati da Maria Gesù dice: siate testimoni.

La Chiesa, tutta apostolica, è chiamata ad essere annunciatrice della Verità della Pasqua anche in un contesto di morte, il contesto in cui ci troviamo, ancora pienamente in un momento di morte che diffonde questa pandemia. Diventa allora ancora più urgente parlare di Pasqua.

(Scopriamo ancora più drammaticamente che il mondo ha bisogno di questo annuncio, di questa parola. Scopriamo più concretamente nella nostra carne il significato di questo annuncio, in questi contesti si comprende il senso del messaggio pasquale di Gesù e, forse proprio per questo, le ferite del corpo di Gesù crocifisso sono impresse anche nel corpo risorto di Gesù, non sono cancellate, dimenticate, come se non fosse successo nulla. Sono e rimangono nel corpo risorto, ferite ancora aperte, non cicatrici, ferite dove puoi mettere la mano.)

Possiamo annunciare la Pasqua dando parole di resurrezione, di fede, che illuminano chi non riesce ad alzare gli occhi oltre il presente. (Tutti siamo chiamati a dire parole di fede, non un semplice ottimismo illusorio.)

Non cercate tra i morti…. Alzate lo sguardo, oltre la morte!

Ponendo gesti di vita nuova, i gesti del risorto sono:

  • quelli dell’invito a mettere la mano nella piaga, ovvero non avere paura di stare vicino a chi è ferito e a chi soffre ancora, non girare al largo da queste situazioni. METTERE LA MANO;
  • quello di gettare ancora le reti, non desistere dal ricominciare con fiducia la vita di sempre, il lavoro di sempre;
  • quello di spezzare ancora il pane per condividere, ovvero non smettere di dire che la solidarietà e la condivisione sono la via della resurrezione.

Essere comunità apostolica significa essere discepoli che lasciano questi segni di vita nuova.

Chiediamo lo Spirito perché illumini il nostro cammino e ci dia la sapienza di cui abbiamo bisogno in questo momento della storia.

Don Gianbattista