“Vai e non peccare più”

Categorie: Parola ai battezzati inviati

Andando a chiudere la Chiesa, una sera, mi sono accorto che una tortora ha deciso di fare il nido sotto le travi del tetto, nell’angolo dove il muro si collega alla facciata.

Alzando lo sguardo, la posso vedere, tranquilla nel nido.

Che invidia la sua tranquillità dico tra me e me. Intorno a me c’è silenzio, non il solito vociare che si sente tutti i giorni in piazza a Tornavento.

La quarantena, che ci fa stare giustamente a casa, ha reso alcuni luoghi quasi irreali, però allo stesso tempo unici.

La natura ha ripreso ad occupare alcuni spazi: i canali di Venezia sono trasparenti e si vedono i pesci, altri animali selvatici si avvicinano ai centri abitati, i delfini sono stabilmente nelle acque dei porti…e una tortora fa il nido in una Chiesa.

Che messaggio ci sta lanciando la natura? E soprattutto saremo in grado di comprenderlo?

Siamo una società che è abituata a sentire troppe voci e confuse, rumori assordanti uscire dai programmi televisivi…anche il cinguettio degli uccelli, gradevole compagnia di queste giornate, ci spaventa. Eppure questo tempo potrebbe essere propizio per assaporare dei momenti di silenzio, dove ragionare, pensare e riflettere.

Sto cercando di farlo in questa quarantena, sfruttare il silenzio e cercare di renderlo “produttivo”.

E la domanda che mi pongo spesso e che risuona spesso nei miei pensieri è “come sarà il post Covid?” Molti dicono “dobbiamo tornare alla normalità!”, ma non mi accontento di una frase simile. La normalità di prima era il problema. È davvero questa la normalità che vogliamo?

Nessuno mette in dubbio che saremo un paese in ginocchio rispetto al prima. Tutti saremo chiamati a rimboccarci le maniche per rilanciare l’economia di questo paese…eppure sono convinto che dobbiamo interrogarci oggi, soprattutto su quale direzione portare il nostro paese.

La stessa politica ed economia non potranno essere quelle di prima, soprattutto l’economia…

La normalità di prima respingeva gli accordi sul clima, le politiche a difesa della biodiversità, a difesa del consumo di suolo, a difesa della buona agricoltura; respingeva gli investimenti in ricerca, nella cultura, nel dissesto idrogeologico per salvare questo nostro paese.

Per non parlare degli investimenti a favore di una sanità pubblica.

La lista è fin troppo lunga, pensiamo al lavoro e ai giovani. E allora in queste riflessioni, complice il silenzio, mi risuonano le parole di Papa Francesco che ci sta chiedendo dal 2015 di immaginare e di realizzare un cambio del nostro stile di vita. Inascoltato. La Laudato Si’ ci mette in guardia dalle conseguenze di una ricerca infinita al progresso economico che calpesta tutti, in primis la natura e le popolazioni più povere.

Noi non siamo poveri, per una volta una pandemia colpisce chi sta bene e ci siamo accorti che siamo vulnerabili. Tremendamente vulnerabili.

Le precedenti tragedie ci preoccupavano, ma noi eravamo al sicuro… noi ricchi, ci importava relativamente se le vittime erano tra i più poveri.

E poi c’è una seconda riflessione, legata a quello che avverrà alla fine del percorso quaresimale: sarà Pasqua!

E nella Pasqua, Gesù Risorto ci dice che tramite la sua resurrezione tutti saremo redenti e che “lui fa nuove tutte le cose”.

Nella Laudato Si’, Papa Francesco prende in prestito le autorevoli parole del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo «Che gli esseri umani distruggano la diversità biologica nella creazione di Dio; che gli esseri umani compromettano l’integrità della terra e contribuiscano al cambiamento climatico, spogliando la terra delle sue foreste naturali o distruggendo le sue zone umide; che gli esseri umani inquinino le acque, il suolo, l’aria: tutti questi sono peccati» (LS 8).

Ecco per un futuro post Covid19 dovremmo tenere bene a mente queste cose. Perché sono peccati e anche in noi risuona la frase di Gesù “vai e non peccare più”.

Per questo motivo dobbiamo immaginare e costruire un nuovo rapporto con il Creato. Se siamo figli di Dio e siamo redenti dall’azione di Cristo Risorto, dobbiamo rivelarci come figli di Dio perché siamo diventati “nuova creazione” grazie alla Pasqua.

Se il Creato subisce e continua a subire la forza distruttrice del peccato, spetta al cuore dei figli di Dio redenti dalla resurrezione fare si che il Creato rifiorisca.

Papa Francesco ci invita, sempre nella Laudato Sì, a ricostruire una nuova fratellanza con i nostri fratelli e con le nostre sorelle che coabitano (abitano con noi) la Casa Comune e ci invita a prendersi cura “gli uni gli altri” del creato. Non si tratta solo dell’ecologia integrale, ma di una giustizia sociale che rende gli uomini schiavi, anche del peccato.

E qui si apre quella magnifica occasione che ci permette di uscire dal nostro egocentrismo per una comunione fraterna, che ci permette di superare l’assoluta mancanza di relazioni in questa quarantena.

Sapremmo imparare dai nostri errori? Tantissime volte in passato abbiamo pronunciato o sentito pronunciare questa frase. Puntualmente siamo ricascati nello stesso errore.

Questa quarantena ci sta mostrando che una via diversa è possibile, che un mondo nuovo è possibile, dove a noi figli di Dio è chiesto di mostrare a tutti che siamo parte della risurrezione.

Ho scritto queste cose in più giorni, sia prima, che dopo Pasqua e ho voluto nel silenzio ascoltare la Natura. Ecco che allora condivido con voi il messaggio che ho ricevuto la mattina di Pasqua quando sono andato ad aprire la Chiesa. Nel silenzio, tra i cinguettii degli uccelli e la valle del Ticino che ti accoglie, si sentiva echeggiare il tamburellare dei picchi. Mi sono fermato per ascoltare bene, eh sì, era proprio il tamburellare dei picchi…

…anche loro dicevano, è risorto!

Walter Girardi