Di generazione in generazione
“La memoria del passato deve tradursi nell’impegno dell’oggi e nella speranza del futuro” (card. C.M Martini, marzo 1999)
“L’oratorio… ha cercato di accogliere le richieste, di essere attento alle aspettative di famiglie e ragazzi per continuare ad aiutare il cammino di ragazzi e adolescenti nel loro diventare grandi e rispondere alla loro vocazione” (mons. Delpini, febbraio 2019)
Ai piccoli e ai grandi, ai giovani e agli anziani
Quando ci hanno chiesto di scrivere – in occasione dei festeggiamenti per i cinquant’anni dell’oratorio ‘don Tagliabue’ – anche un inserto, che condensasse in poche pagine gli ultimi vent’anni della sua attività, come ideale prosecuzione del libro che fu stampato nel 1999 in occasione del trentesimo, ci siamo guardati in faccia e, dopo una fragorosa risata isterica, abbiamo iniziato a pensare all’enorme mole di eventi ed accadimenti che si sono succeduti nell’ultimo ventennio e che non sarebbe stato possibile esaurire in poche pagine.
Comunque, seguendo il significato del motto scelto per il 50°, abbiamo unito vari articoli pensati per le generazioni di ragazzi, adolescenti, giovani ed adulti che si sono passati di mano il testimone della vita oratoriana, sia spirituale che materiale, dal 1999 ad oggi.
Così, in questo inserto molto stringato riportiamo innanzitutto le parole scritte per l’occasione da alcuni dei coadiutori che hanno vissuto parte di questi vent’anni a Lonate (manca il contributo di don Marco… a Lonate dal 2010 al 2014).
Oratorio, poi, vuol dire anche sport e per questo abbiamo interpellato due allenatori della A.S.D. Vulcania attivi nel periodo qui considerato.
C’è, inoltre, un articolo con la cronologia dei lavori strutturali eseguiti nell’oratorio dai volontari del G.L.A.I.O.M. (Gruppo Lavoratori Autonomi Indipendenti Oratorio Maschile).
Oratorio, infine, vuol dire anche e soprattutto preghiera, vuol dire domeniche insieme, attività ricreative, iniziative estive (l’oratorio feriale, in primis), feste annuali, vuol dire incontri di catechesi per piccoli e grandi…, esperienze di vita e di comunione e altro ancora: per tutto questo, però, è sufficiente sfogliare le annate de La nona campana e i numeri del più recente notiziario ComuniCare per avere una panoramica esauriente.
In fondo ecco gli elenchi delle vacanze comunitarie, delle ‘Tre giorni animatori’, delle fiaccolate, delle Giornate mondiali della gioventù, degli spettacoli dal 1999 al 2019: sono iniziative anche molto differenti tra loro, che hanno saputo esprimere la ricchezza della proposta oratoriana e coinvolgere davvero tanti lonatesi, “di generazione in generazione”!
Dai coadiutori dell’ultimo periodo
Don Federico Papini, coadiutore dal 1997 al 2004
“RICORDATI DEL CAMMINO CHE IL SIGNORE TI HA FATTO PERCORRERE”
Queste parole tratte dai primi versetti del capitolo ottavo del libro del Deuteronomio risuonano nella mia mente, quando penso ai 7 anni di ministero sacerdotale trascorsi con voi a Lonate Pozzolo. Un tempo di grazia che ricordo con piacere e gratitudine al Signore e alla comunità lonatese, che mi ha ben accolto e contribuito positivamente al mio cammino di crescita e maturazione nella fede: a Lonate posso dire di aver fatto “l’asilo e i primi due anni delle Elementari del mio sacerdozio”. Certamente un elemento importante che ha contribuito a tutto questo è stato il rapporto cordiale, di affetto e buona relazione col mio parroco, con cui ho avuto la fortuna di vivere, condividere la mensa e collaborare: don Giuseppe. Da lui ho imparato molto, sotto tutti i punti di vista: sacerdotale, relazionale, pastorale. Averlo trovato in quei primi anni di ministero mi ha certamente dato modo di strutturarmi come prete e affrontare con serenità e forza interiore le successive tappe. Penso poi con gratitudine e riconoscenza al rapporto con la gente, in particolare coi bambini, i ragazzi, gli adolescenti, i giovani, gli adulti e le famiglie che ho avuto la fortuna di incontrare a Lonate. Con loro in oratorio ricordo le quotidiane – e in particolare domenicali – “full immersion” nelle diverse attività e iniziative che abbiamo proposto e vissuto insieme. Non dimentico i volti e i nomi delle persone incontrate, le esperienze condivise e anche tante avventure e risate. Pensando in particolare agli educatori dei 18enni, adolescenti e preadolescenti, non posso non dirmi: “Quanto ci siamo divertiti insieme e quante ne abbiamo combinate: di tutto di più!” Ho poi memoria lieta e grata degli adulti che hanno sempre supportato con il loro impegno e la loro presenza l’oratorio, manifestando stima e affetto per l’opera educativa che vi si svolgeva: chi con la preghiera, chi con la generosità di un’offerta piccola o grande che fosse. E poi certamente anche chi ci ha messo l’impegno concreto e fedele, sporcandosi le mani per i servizi necessari: “le sante donne del lunedì” che si occupavano delle pulizie – per riordinare, risistemare, pulire dove “i vandali erano passati”… -, gli uomini del “GLAIOM” che con i loro lavori di manutenzione degli ambienti interni ed esterni hanno contribuito a “tenere in piedi anche fisicamente” l’oratorio, i mitici “rutamatt dell’uratorii…” col loro glorioso “Bedford blu” e poi il “Ducato bianco”, le donne che in cucina sfornavano quintali di pastasciutta nelle occasioni di ritiri e feste, chi si occupava della pulizia e ordine della cappella dell’oratorio, le bariste e i baristi mitici e storici…, e poi gli allenatori della gloriosa e vittoriosa VULCANIA, le catechiste, gli educatori, gli animatori… Quante ne abbiamo fatte! Ricordo con piacere anche l’insegnamento di religione alla Scuola media per 6 anni: esperienza positiva e arricchente, che mi ha dato la possibilità di tenere i contatti con tutti i ragazzi (soprattutto con quelli che nel post-cresima “sparivano” dall’oratorio), di vivere una bel rapporto umano, di stima e collaborazione con i colleghi insegnanti e col preside, di tenere un piede dentro una realtà educativa che non fosse strettamente oratoriana/parrocchiale, ma con la possibilità di una presenza e un apporto volto a crescere insieme nella ricerca del bene e dell’educazione per tutti i ragazzi.
Mi accorgo di invecchiare perché continuo a ricordare il passato: credo che possa bastare così! Guardo con voi avanti e vedo come l’oratorio in questi anni si è trasformato (dappertutto, non solo a Lonate), così come il mondo e la Chiesa. Davvero viviamo “non in un’epoca di cambiamento ma in un cambiamento d’epoca”, come scrive papa Francesco e pertanto questo tocca anche quella che è la realtà dell’oratorio e la vita concreta delle persone e delle famiglie oggi, in particolare del mondo giovanile. Questa resta una realtà da intercettare con impegno e passione, da educare con coraggio e capacità di esigere, da accompagnare con discrezione e presenza autorevole per crescere insieme – comunità adulta e giovanile – non come due mondi paralleli, ma come unica realtà che reciprocamente si compenetra e arricchisce con la propria esperienza, disponibilità, talento e creatività.
L’oratorio oggi ha bisogno di un ripensamento e rilancio; certamente è favorevole e propizio l’aiuto che la Pastorale Giovanile diocesana e il nostro Arcivescovo ci stanno offrendo proprio in questi mesi con la proposta ORATORIO 2020, per aiutarci a far tesoro del passato, a leggere bene il presente e sognare e impostare il cammino futuro per continuare ad annunciare il Vangelo alle giovani generazioni.
In occasione di questo 50° anniversario non mi resta che augurarvi ogni bene e in particolare che l’oratorio lonatese possa sempre essere punto di riferimento prezioso e casa dove abitare per i ragazzi, gli adolescenti e i giovani lonatesi.
Con affetto e gratitudine,
don Federico
Don Luca Tocchetti, coadiutore dal 2004 al 2010
“…LA SUA MISERICORDIA PER QUELLI CHE LO TEMONO…”
Sono lieto di partecipare alla gioia di Lonate per i 50 anni di oratorio.
Ho condiviso solo una piccola parte di questo lungo cammino, eppure nei 6 anni trascorsi in mezzo a voi ho sentito tutta la tenerezza di Dio, che mi accompagnava da giovane e inesperto prete novello. È bello che abbiate scelto come titolo uno stralcio del Magnificat, frutto di un cuore grato che sa riconoscere l’opera di Dio dentro la storia umana, fatta di generazioni che si avvicendano e che portano con sé anche tutto il segno della propria fragilità e debolezza.
Proprio nella scorsa GMG a Panama, nella veglia con i giovani, papa Francesco, guardando a Maria, commentava: “Dire “sì” al Signore significa avere il coraggio di abbracciare la vita come viene, con tutta la sua fragilità e piccolezza e molte volte persino con tutte le sue contraddizioni e mancanze di senso. Prendere la vita come viene. Così ha fatto Gesù: ha abbracciato il lebbroso, il cieco e il paralitico, ha abbracciato il fariseo e il peccatore. Ha abbracciato il ladro sulla croce e ha abbracciato e perdonato persino quelli che lo stavano mettendo in croce. Perché? Perché solo quello che si ama può essere salvato. Tu non puoi salvare una persona, non puoi salvare una situazione, se non la ami”.
Nell’esperienza che ho vissuto a Lonate e a Tornavento (non c’era ancora la Comunità pastorale), ho toccato con mano che i ragazzi sono per il mondo adulto motivo di crescita e di educazione personale. Stare in mezzo a loro e “abbracciarli così come sono”, non senza fatiche e difficoltà, certamente è esperienza che cambia la vita, innanzitutto di noi adulti. Non poche volte mi sono lasciato interpellare da loro e mettere in discussione sul metodo educativo, che ha sempre bisogno di conversione, soprattutto quando è dettato semplicemente da quello che hai in mente tu adulto e non parte dalla realtà che vivi e che sei chiamato ad accompagnare. Papa Francesco continuava così: “È impossibile che uno cresca se non ha radici forti. Questa è una domanda che noi adulti siamo tenuti a farci: quali radici vi stiamo dando? Sognare il futuro significa imparare a rispondere non solo alla domanda “perché vivo?”, ma “per chi vivo?”, per chi vale la pena di spendere la mia vita. E questo dobbiamo favorirlo noi adulti, dandovi lavoro, istruzione, comunità, opportunità. Agli adulti domando: che cosa fai tu per generare futuro, voglia di futuro nei giovani di oggi? Sei capace di lottare perché abbiano istruzione, perché abbiano lavoro, perché abbiano famiglia, perché abbiano comunità?”.
Sarò sempre debitore nei confronti della comunità lonatese, perché per me è stata motivo di crescita umana. L’oratorio che mi ha accolto 15 anni fa, mi ha sempre dato la certezza di “essere a casa” e di essere amato per quello che sono. Ho sperimentato che l’oratorio vive se ci sono le “pietre vive” (adulti nella fede, genitori, educatori, catechisti, volontari, giovani, ragazzi) che amano e accolgono le nuove generazioni, accettando il rischio della “diversità”. Stando molte ore con i ragazzi, si impara a conoscere e amare i loro nomi e la loro storia, fatta di bisogni, paure, sogni, aspirazioni e a volte anche di amarezze. Chi entra in rapporto con i ragazzi è chiamato a garantire uno sguardo attento che risponde al bisogno di non rimanere invisibili. Fa certamente riflettere l’esempio che ci racconta il Papa: “Ricordo che una volta, parlando con alcuni giovani, uno mi ha chiesto: “Perché oggi tanti giovani non si domandano se Dio esiste o fanno fatica a credere in Lui ed evitano di impegnarsi nella vita?”. Tra le risposte che sono venute fuori nella conversazione mi ricordo di una che mi ha toccato il cuore: “Padre, è che molti di loro sentono che, a poco a poco, per gli altri hanno smesso di esistere, si sentono molte volte invisibili”. Possiamo chiederci: cosa faccio io con i giovani che vedo? Li critico, o non mi interessano? Li aiuto, o non mi interessano? E’ vero che per me hanno smesso di esistere da tempo?” Questo monito interpella la nostra vita ed è uno stimolo per continuare a creare forme di alleanza educativa nel mondo adulto, per dare radici ai giovani e favorire il sogno di un futuro promettente, anche dentro contesti difficili. L’oratorio certamente ha questo compito e non può tirarsi indietro. L’esempio dei santi ci aiuti a guardare meglio e con gli occhi di Dio la realtà che stiamo vivendo, per discernere insieme i passi da muovere e condividere. Il Papa concludeva proprio così: “Don Bosco non se ne andò a cercare i giovani in qualche posto lontano o speciale; semplicemente imparò a guardare, a vedere tutto quello che accadeva attorno nella città e a guardarlo con gli occhi di Dio e, così, fu colpito da centinaia di bambini e di giovani abbandonati senza scuola, senza lavoro e senza la mano amica di una comunità. Don Bosco seppe fare il primo passo: abbracciare la vita come si presenta; e, a partire da lì, non ebbe paura di fare il secondo passo: creare con loro una comunità, una famiglia in cui con lavoro e studio si sentissero amati. Questo ha fatto don Bosco, questo hanno fatto i santi, questo fanno le comunità che sanno guardare i giovani con gli occhi di Dio. Ve la sentite, voi grandi, di guardare i giovani con gli occhi di Dio?”. Proprio con questa domanda concludo e ringrazio Dio insieme a voi perché mi sento e sono parte della vostra storia, come voi lo siete della mia.
don Luca
Don Gabriele Ferrario, attuale coadiutore – a Lonate dal 2014
“QUELLA CHIESETTA MI MANCHERA”
La prima cosa che mi ricordo dell’oratorio di Lonate sono il sorriso e la curiosità che trapelava dagli sguardi delle bariste dell’oratorio estivo, quando sono entrato per la prima volta con don Giuseppe. Mi ricordo anche il grande imbarazzo nel salutare i ragazzi sotto il portico, momento in cui ho dovuto lottare con la mia timidezza. Quando si inizia in una nuova parrocchia, si deve sempre ripartire e conoscere centinaia di persone, affrontando tanti sguardi e accogliendo tanti sorrisi. Fortunatamente i Lonatesi (come i Fernesi) sono stati tutti molto accoglienti.
Per me non è ancora possibile dire cosa mi abbia colpito di più pensando a Lonate, perché ci sono ancora pienamente immerso, i ricordi sono il presente e tutto ancora per me è importante. Certamente, però, posso dire che un grande dono che ricevo è l’esempio di una fede forte dato da persone umili e generose, che ogni giorno nel nascondimento servono la nostra comunità senza chiedere niente, se non una preghiera e un sorriso. Come non pensare agli uomini e alle donne che collaborano volontariamente per mantenere sempre belli e funzionali i nostri ambienti, sempre con il sorriso sulle labbra, e che sono una luce per tutti con la loro fede schietta, semplice e forte?
Se devo ricordare un ambiente a cui sono particolarmente affezionato è la nostra bellissima chiesetta, dove pregare e adorare il Signore dà consolazione e forza per affrontare le difficoltà di ogni giorno. Si, quella chiesetta mi mancherà in futuro.
Quali sono i sogni per il nostro oratorio? Che cresca sempre di più la fraternità, la comunione tra le generazioni e che si impari a vivere insieme perché amati da un unico Padre. A volte si ha un po’ la sensazione che venga dimenticato che la base su cui poggia le proprie fondamenta l’oratorio è Cristo Signore, e che in oratorio si debba fare esperienza dell’amore di Gesù. Questo amore si deve vedere nei rapporti che si creano all’interno dell’oratorio e nella preghiera che in esso si vive. La preghiera e la comunione tra le persone sono i due polmoni dell’oratorio, senza i quali la comunità muore. La preghiera non è tempo rubato al lavoro, ma la preghiera è vita. Attenzione però a non confondere la Preghiera con le preghiere che non sono formule magiche. Pregare è un incontro da vivere con Cristo, che ci ama e dà la vita per noi.
I giovani hanno bisogno di una comunità che li faccia sentire amati, che sappia accompagnarli con il suo esempio e permetta loro di incontrare Colui che chiama alla vita nel dono di sé. Impariamo da Cristo a lasciarci amare, perdonare e accogliere: solo così potremo sempre di più amare, perdonare e accogliere il nostro prossimo.
Che l’oratorio diventi sempre più “il luogo del perdono e della festa” (Jean Vanier).
don Gabriele
Alcune iniziative di sport in oratorio
Se si pensa all’attività sportiva in oratorio, la parola che viene subito in mente è una: Vulcania.
Qui di seguito le testimonianze di alcuni allenatori di questi 20 anni, sia per quanto riguarda il calcio sia per la squadra di pallavolo femminile.
A.S.D. Vulcania Pallavolo
UNA ESPERIENZA PARTICOLARE
Tra le varie attività sportive che si sono svolte in oratorio, una di quelle che si possono definire “brevi ma intense” e’ stata la partecipazione al campionato CSI di pallavolo femminile.
Nata quasi per scherzo e grazie anche all’insistenza delle ragazze, ci ha permesso di solcare i palazzetti di mezza provincia per tanti week-end e durante alcune serate in settimana.
All’inizio ci si allenava nella Scuola media Carminati, poi riuscimmo a spostarci alle Elementari di via Volta, guadagnando ampio spazio a bordo campo (e negli spogliatoi).
Narriamo qui sotto alcuni episodi o aspetti che sono rimasti nei ricordi di chi scrive e, ne siamo sicuri, delle giocatrici e del pubblico.
Eravamo capaci di vincere facilmente e di perdere altrettanto facilmente e, soprattutto, di farci rimontare così bene che uno dei due allenatori doveva allontanare l’altro per evitare squalifiche per parolacce…
Ricordiamo in allenamento una battuta che finì direttamente in faccia ad una delle giocatrici, senza nessun cenno di reazione e con corsa in bagno per mitigare la botta.
Uno dei due allenatori ricorda che al termine di un allenamento, passata la mezzanotte e in procinto di addormentarsi, ricevette una chiamata che implorava di tornare in palestra per cercare un oggetto di grandissimo valore affettivo (per una delle giocatrici, ovviamente).
Ci ricordiamo di quanto alcune riuscivano a staccarsi da terra quando dovevano murare? E quanto tempo a volte ci voleva a fine allenamento (solo per alcune a onor del vero) per asciugarsi i capelli?
Quante volte chi si allenava prima di noi sforava come orario e iniziavamo l’allenamento più tardi?
Di certo avevamo la tifoseria migliore al mondo, che ci seguiva sia in casa che in trasferta senza perdere una partita (vabbè, dai, le trasferte infrasettimanali ve le abboniamo). E non solo era la tifoseria migliore in quanto a presenze, ma soprattutto per la fantasia dei cori. A proposito, non è che i nostri tifosi venissero per vedere anche le doti pallavolistiche delle giocatrici avversarie? Si è sempre notato un certo entusiasmo all’ingresso delle giocatrici avversarie…
Di certo, anche se è durato poco, ci siamo divertiti e adesso che il tempo è passato ci rimangono non tanto le partite vinte o perse ma i sorrisi di tutti noi, la nostra amicizia, e questo basta.
A proposito, quanto salteremmo ora a muro??
Carlo Garatti e Pietro Lamperti
A.S.D. Vulcania Calcio
A VOLTE RITORNANO
E’ proprio vero, lasci l’oratorio come educatore e dopo anni quei bambini, diventati grandi, te li trovi a casa con una lista di nomi e ti dicono: “La squadra c’è, manca il mister”. E cosa fai? Ritorni in oratorio!
Allenare una delle squadre di calcio dell’A.S.D. Vulcania è stata una bellissima esperienza che mi ha permesso nuovamente di poter dare qualcosa di me all’oratorio e come sempre di ricevere molto di più. Incontrare quei “bimbi cresciuti” e conoscerne di nuovi mi ha veramente arricchito.
Negli anni alcuni hanno lasciato e altri si sono aggiunti, ma non sono mai mancati l’impegno e la voglia di stare insieme anche al di fuori della partita, basti ricordare le cene di Natale e di fine stagione. Se chiudo gli occhi, scorrono bellissimi ricordi ed episodi, come la prima partita a Venegono, che i presenti ricorderanno per sempre come la partita del Diazo, le partite sul ghiaccio o nel fango, l’arbitro che veniva a bere il the caldo, il freddo a Cassano nella partita giocata a tarda sera, la vittoria del campionato nello scontro diretto con Caiello, gli abbracci dopo i goal, le partitelle dopo gli allenamenti con multa per gli sconfitti, la mia invasione di campo per festeggiare un goal del nostro Ple con l’arbitro che mi invita gentilmente ad uscire… veramente tanti momenti di gioia da ricordare.
Sono molte le persone che vorrei ringraziare, dal pubblico che ci ha sostenuto anche nelle intemperie ai preziosi dirigenti, dai guardalinee ai giocatori, tutti hanno contribuito a rendere speciale questa avventura. Però pensateci bene. Tutto questo non sarebbe accaduto senza l’oratorio! Per questo un grazie a tutti e tantissimi auguri al nostro oratorio!!! La Vulcania è Rock!
Massimo Rosa
I principali lavori eseguiti negli ultimi vent’anni
Perché si mantenga sempre accogliente ed efficiente come è stato pensato e voluto 50 anni fa, il nostro oratorio ha bisogno, ogni tanto, di qualche intervento di manutenzione.
Anche negli ultimi 20 anni si sono susseguiti vari lavori, tra i quali vorremmo ricordare i principali, anche grazie ai suggerimenti di Giulio Fabbro.
Nel 2000 venne sistemato il piazzale esterno, aggiungendo nuovi giochi in legno; venne riprogettato l’impianto illuminotecnico del piazzale, sistemata la “collinetta” ed effettuata la necessaria manutenzione straordinaria del verde ad alto fusto.
Nei 2 anni successivi ci si dedicò al rifacimento del tetto, creando una nuova rete di scarico con una cisterna per la raccolta delle acque piovane, da riutilizzare per l’irrigazione del verde.
Nel 2003 si rese necessario un adeguamento della centrale termica e dell’impianto a metano e parallelamente ci si dedicò al rifacimento del bar. Il locale precedentemente diviso in 2 spazi, venne riaperto in un’unica sala, si creò un abbassamento nel soffitto che consentisse di ridurre al minimo gli sprechi energetici e si installò la nuova struttura per il servizio bar.
Nel 2004 ci fu la possibilità di partecipare ad un bando per ottenere un finanziamento della Regione Lombardia; si ottenne il FRISL per la ristrutturazione degli impianti sportivi, che permise di effettuare i seguenti lavori:
- Rifacimento degli spogliatori al piano interrato
- realizzazione dei campetti polivalenti in erba sintetica
- rifacimento del campo da calcio a 7
- rifacimento del campo da calcio a 11 in erba naturale
- creazione di un impianto di irrigazione automatica per il campo a 11
- rifacimento delle recinzioni dei campi
- posizionamento di torri faro per l’illuminazione del campo a 11 e relativi cavidotti
- realizzazione di un impianto solare termico per distribuire acqua calda negli spogliatoi
Nel 2007 venne sistemata la pavimentazione del piazzale dei giochi e vennero installati nuovi giochi in legno.
L’anno seguente si dovette procedere ai lavori di adeguamento dello stabile alla normativa antincendio, per poter ottenere il Certificato Prevenzione Incendi; si provvide all’adeguamento delle uscite di sicurezza, alla compartimentazioni REI tagliafuoco degli ambienti interni e alla realizzazione di una rete di idranti; vennero installati gli estintori e la segnaletica di sicurezza; infine furono realizzate le bocche di lupo per l’areazione del magazzino interrato.
Il 2010 vide la ristrutturazione della sala teatrale che, in occasione della fine dei lavori, fu intitolata a Padre Luigi Rosa. Nello stesso anno ci si occupò dell’illuminazione dell’atrio di ingresso all’oratorio
Nel 2015 si rese necessaria la ristrutturazione delle aule e dei corridoi al piano primo, della segreteria e della direzione; l’intervento riguardò l’impianto di riscaldamento, la realizzazione di una controsoffittatura, la predisposizione di un nuovo impianto di illuminazione e la tinteggiatura delle pareti; venne inoltre risistemata anche la Sala conferenze che con l’occasione fu intitolata a monsignor Mario Spezzibottiani.
Sempre nel 2015 vennero adeguati i parapetti delle scale esterne e dell’atrio interno e risanata la muratura della scala esterna che dalle aule porta al piazzale.
Successivamente si rifece la pavimentazione esterna verso via Giovanni XXIII e venne potenziato l’impianto di riscaldamento del teatro con l’aggiunta di due fan coil.
E ancora si lavora: proprio di pochi giorni fa è la realizzazione di nuove aule, di un ripostiglio e di una nuova sala stampa al primo piano.
E’ doveroso sottolineare che nulla di quanto sopra elencato sarebbe stato realizzato senza il prezioso contributo dei tanti volontari che hanno, in tutti questi anni, dedicato generosamente tempo ed energie al nostro oratorio, permettendo di conservarlo nella sua bellezza e di mantenerlo sempre al passo con le nuove esigenze che via via si manifestavano.
Tante iniziative… in oratorio (o a Lonate) per crescere divertendosi
Spettacoli teatrali e musical messi in scena dal 1999 ad oggi
Gli spettacoli (non in ordine cronologico)
Gio e Na
Una buona parola
Bolle di sapone
Missione città
Molto rumore per nulla
Pinocchio
Delitto al castello
I musical
Madre Teresa
Sister Act
… e un appuntamento molto gradito: L’ORATORIO ARRIVA IN RSA
Un’esperienza di servizio alle persone fragili
In questo momento dedicato ai festeggiamenti per i 50 anni dell’Oratorio maschile di Lonate Pozzolo non potevamo esimerci dal dare il nostro contributo, anzi la nostra testimonianza.
Si sta consolidando, infatti, da alcuni anni un appuntamento molto gradito ai nostri Anziani, che aspettano ogni nuovo anno i ragazzi che hanno ricevuto il sacramento della Cresima. Un nutrito gruppo di ragazze e ragazzi che si sono preparati nel corso dell’anno nei loro Oratori a Lonate, a Ferno e a S. Antonino con l’aiuto di catechiste e animatori, hanno messo in scena uno spettacolo di canti, balli e poesie per allietare il pomeriggio degli Ospiti della RSA.
Questa lodevole iniziativa è nata tre anni fa come proposta che il coadiutore degli Oratori di Lonate, don Gabriele, ha lanciato ai cresimandi per dare un senso concreto al loro cammino di catechesi e per vivere un’esperienza reale di servizio.
Pensandoci bene, Oratorio e RSA non sono poi così distanti. Sono entrambi realtà del nostro territorio, che si prendono cura di persone che stanno affrontando un periodo molto delicato della vita. Da un lato i piccoli, i bambini, che si affacciano alla vita ed hanno bisogno di essere formati ed educati. Dall’altro gli anziani, persone fragili che si preparano ad affrontare l’ultimo tratto della loro vita ed hanno bisogno di essere sostenuti ed accuditi in questo cammino. RSA e Oratorio cercano il coinvolgimento delle famiglie, perché il progetto di vita di ognuno ha bisogno della presenza di tutte le figure più significative e della loro disponibilità a lavorare insieme per perseguire gli stessi obiettivi. Propongono delle attività di animazione volte non solo allo svago ed al divertimento, ma anche e soprattutto al fare delle esperienze, a socializzare, al creare uno spirito di collaborazione e condivisione. In queste due realtà la presenza dei Volontari è importante e fondamentale per una efficace organizzazione e per la buona riuscita di tanti progetti impegnativi.
Ci sentiamo, quindi, particolarmente vicini alla realtà oratoriana e ci sentiamo di condividere, se pur solo con il nostro sostegno, l’impegno di tanti che in questo anno si sono dedicati per realizzare un programma di festeggiamenti molto ricco e vario. Anche tra i nostri Anziani ci sono alcuni che hanno aiutato a costruire l’Oratorio maschile e lo ricordano con affetto.
Grazie agli Oratori per il loro impegno educativo, grazie ai ragazzi per la gioia che ci regalano ogni volta che vengono a trovarci, grazie a tutti i Volontari per il dono gratuito del loro tempo e delle loro energie. Grazie all’Associazione “Amici del Centro Anziani” con il cui contributo fattivo a fine marzo inizieremo un nuovo progetto dedicato ai nostri Ospiti, in collaborazione con il Museo MA*GA di Gallarate per il 6° anno consecutivo.
Le nostre porte sono sempre aperte per chi vuole regalarci il suo tempo e aiutarci a realizzare i desideri dei nostri Ospiti. Sarebbe davvero molto bello accogliere nuovi volontari e ricevere più spesso la visita dei ragazzi e dei giovani dagli Oratori! Vi aspettiamo!
Dott.sa Enrica Rossi – Presidente Fondazione Centro Accoglienza Anziani
Andreina Rodoni – Servizio Educativo Animativo
Tante iniziative… in giro per vivere l’amicizia e approfondire la fede
Ecco l’elenco delle vacanze estive, delle Tre giorni animatori e delle Giornate mondiali della gioventù. Nel ricordarle verranno sicuramente in mente tantissimi episodi legati ad esse da parte di chi le ha vissute come ragazzo e/o come educatore: il notiziario parrocchiale ne ha sempre dato puntuale e ampio resoconto, grazie a tante ‘penne’ giovani o giovanissime che, ripensando ai giorni trascorsi insieme in camminate, giochi, amicizia e preghiera, volevano comunicare agli altri ragazzi almeno un po’ del benessere vissuto e delle esperienze fatte.
Di una, poi, ci sembra significativo scrivere due righe specifiche…
Le vacanze estive
1999 Valtournenche – Turno unico
2000 Isola di Madesimo – Primo e secondo turno
2001 Vaneze – Primo turno
Vione – Secondo turno
2002 Claviere – Primo e secondo turno
2003 Claviere – Primo turno
Monte Bondone – Secondo turno
2004 Valcanale – Primo turno
Valbondione – Secondo turno
2005 Alpe d’Huez – Primo e secondo turno
2006 Alpe d’Huez – Primo turno
Val Formazza – Secondo turno
2007 Claviere – Primo e secondo turno
2008 San Bernardino – Primo turno
Valle Aurina – Secondo turno
2009 Prato Nevoso – Primo turno
Passo del Tonale – Secondo turno
2010 Roncegno Terme – Primo turno
Sagnalonga (Cesana) – Secondo turno
Kenia – quasi terzo turno
2011 Risoul – Primo, secondo e terzo turno
2012 Bormio – Primo e secondo turno
Cesana Torinese- Terzo Turno
2013 Marilleva – Primo, secondo e terzo turno
2014 Marilleva – Primo, secondo e terzo turno
2015 Monte Bondone – Primo, secondo e terzo turno
2016 Passo del Tonale – Primo, secondo e terzo turno
2017 Corteno Golgi – Primo e secondo turno
Monterosso – Terzo turno
2018 Pila – Primo e secondo turno
Borgio Verezzi – Terzo turno
E per il 2019: Pila – Primo e secondo turno
Borgio Verezzi – Terzo turno
Le Tre giorni animatori (a fine dicembre; dal 2016 all’inizio di gennaio)
2000 Soraga di Fassa (TN)
2001 Casteldelfino (CN)
2002 Casteldelfino (CN)
2003 Vigo di Fassa (TN)
2004 Castione della Presolana (BG)
2005 Castione della Presolana (BG)
2006 Champorcher (AO)
2007 San Bernardino (CH)
2008 Spiazzi di Gromo (BG)
2009 Passo Vezzena (TN)
2010 Cervinia (AO)
2011 Cervinia (AO)
2012 Clavière (TO)
2013 Fai della Paganella (TN)
2014 Santa Caterina Valfurva (SO)
2016 Val Formazza (VCO)
2017 Cesana Torinese (TO)
2018 Venezia e Padova
Le G.M.G. a cui ha partecipato un gruppetto oratoriano insieme al coadiutore
Parigi 1997, agosto: “Maestro, dove abiti? Venite e vedrete”
Roma 2000, agosto: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”
Colonia 2005, agosto: “Siamo venuti per adorarlo”
Cracovia 2016, luglio: “Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia”
Le fiaccolate
1999 – Madonna del Boden (VB)
2000 – Colle don Bosco (TO)
2001 – S. Maria di Bressanoro – Castelleone (CR)
2002 – Madonna di Pietralba (BZ)
2003 – Madonna di San Luca – Bologna
2004 – 1/5 Duomo di Milano per il 35°
2004 – 5/9 Seminario di Venegono
2005 – Monterosso (SP)
2006 – Santuario della Madonna della Corona – Spiazzi (VR)
2007 – Santuario della Madonna di Monte Berico – Vicenza
2009 – Assisi per il 40°
2009 – Notre Dame de la Guerison – Courmayeur (AO)
2010 – San Romedio – Coredo (TN)
2011 – Santuario Belmonte (TO)
2012 – Santuario di Valmala (CN)
2013 – Vione (BS)
2014 – Santuario Beata Vergine di Monte Albano – Mori (TN)
2015 – Santuario Madonna delle Grazie – Grazie (MN)
2016 – Santuario del Sacro Cuore di Gesù – Bussana (IM)
2017 – Santuario Madre della Divina Provvidenza – Fossano (CN)
2018 – Santa Maria Ausiliatrice – Torino
2019 – Roma per il 50°
Estate 2010: l’oratorio va in missione
Tra le varie situazioni che i ragazzi hanno affrontato durante questi anni ce n’è una che merita di essere accennata in modo più specifico: quella di un viaggio in Kenia, per toccare con mano cosa vuol dire essere missionari.
Il viaggio in Kenia è stata certamente una delle più esaltanti esperienze che l’oratorio ha saputo fornire ai giovani in questi 50 anni di attività: un sogno pensato a lungo e finalmente tradotto in una ‘avventura’, che ancora sa parlare al cuore.
Un gruppetto di tredici ragazzi, guidati da don Luca, è andato a trovare suor Pierina nelle zone della sua missione e con lei ha visitato dapprima la capitale Nairobi, con i suoi sobborghi e la periferia degradata, risalendo poi verso il nord del Paese sino a varcare il confine con l’Etiopia. La savana è stata il luogo in cui incontrare la realtà povera dei villaggi di capanne e i centri di accoglienza ed educazione che i religiosi hanno fondato. E lì entrare in contatto diretto con i problemi e le risorse di questi africani.
L’entusiasmo è andato via via crescendo e tutti sono tornati con il famoso “mal d’Africa”!
“I bambini. Quelli malconci di Korogocho, quelli affabili di Lontolio, quelli attenti e vivaci di Soweto, quelli timidi di Magnata Gilo, quelli bisognosi di affetto del Centro di accoglienza delle sisters di Madre Teresa a Marsabit, quelli indifferenti alla marea di mosche di Somare: sono loro, i bambini, che sono entrati nel cuore e che prevarranno nei ricordi di questa indimenticabile esperienza” (dal ‘diario di bordo’, La nona campana, ottobre 2010).
Concludendo…
In queste pagine è stata raccontata una piccolissima parte di ciò che vuol dire vivere l’oratorio. Mancano ovviamente all’appello tutte quelle cose che sono la normale vita dell’oratorio: la preghiera, la catechesi, il gioco, lo stare insieme. Ci potremmo soffermare a parlare di ogni singolo giorno, perché ogni singolo giorno passato in oratorio o al servizio di esso e della comunità, è straordinario e meriterebbe di essere raccontato, ma purtroppo lo spazio a nostra disposizione è terminato.
Se volete saperne di più su che cos’è stato l’oratorio, che cos’è e su quali sentieri è incamminato, non ci resta che dirvi “Venite e vedrete”.
Ci vediamo in oratorio!… anche perché le iniziative per i festeggiamenti non sono finite, anzi…
Ringraziamo don Federico Papini, don Luca Tocchetti, don Gabriele Ferrario, Carlo Garatti, Pietro Lamperti, Massimo Rosa, Giulio Fabbro, Raffaella Ferrario, Enrica Rossi, Andreina Rodoni, Luisa e Claudio Soldavini, Cristina Moro, Simone Dipasquale e Samuele Ferretti per averci fornito il materiale ed averci dedicato il tempo necessario alla stesura di queste pagine.