La parola del Parroco – mag18

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ERO AMMALATO E SIETE VENUTI A VISITARMI

Il ministero del parroco, ma anche più comunemente del prete della nostra tradizione ambrosiana, si realizza in tante piccole scelte che riempiano la vita. Se è vero che il carico burocratico e gli adempimenti amministrativi stanno soffocando un poco la vita di noi sacerdoti, è vero che non riescono a toglierci la gioia e la bellezza delle cose più semplici. Anzi, a volta, proprio le cose più semplici sono quelle che danno gioia e alimentano la vita spirituale.
Tra gli aspetti di cui vorrei parlare ora con voi, e che sono una sorgente per la gioia del ministero, metterei la visita agli ammalati. Una gesto, un servizio molto semplice, che ci porta a girare le case, a visitare gli infermi e a sperimentare che quello che dice il Vangelo sul ministero di Gesù è vero.

Quando visito gli ammalati sono come travolto dall’incontro, che può essere anche breve e di poche parole, a volte anche pochissime, ma dense di significato.
A volte sono poche perché la persona ammalata fatica a parlare, non comprende tantissimo. A volte sono poche perché la persona che visitiamo è semplice, e sempre è stata semplice e quindi rilegge il suo vissuto in modo molto essenziale e non ha bisogno di grandi discorsi. Ma le poche parole sono ricche, dense e capaci di illuminare e di sintetizzare.
A volte invece il discorso è lungo e la comunicazione è come un fiume in piena che ha bisogno di un ascolto non frettoloso. Ecco allora che mi sembra di raccogliere il testamento di uomini o di donne che hanno una vita da raccontare e da consegnare, e che ricercano un ascolto dell’uomo di Dio che possa divenire balsamo sulle ferite, oppure refrigerio in momenti di aridità, calore per i momenti più rigidi e freddi.
E così, mentre mi viene chiesto di consolare, ne sono consolato. Mentre mi viene chiesto di curare, vengo guarito. Mentre ascolto, sono ricolmato di sapienza e di storia, di vita vissuta.
Mi accorgo che devo ascoltare dopo aver fatto mio il Vangelo e la sapienza cristiana che ho incontrato. Le poche parole che posso dire e che mi sono richieste non possono essere banali, non possono essere superficiali, ma devono essere vissute e meditate ed esprimere dal profondo il tesoro della fede cristiana.

“NON ABBIATE TIMORE A CHIEDERE LA NOSTRA VISITA E LA NOSTRA PRESENZA AL VOSTRO FIANCO.”

In questi mesi sto girando per le case di Lonate, Tornavento, Sant’Antonino e Ferno, e in questo pellegrinaggio tra le case, la mia preghiera e il mio rosario è fatto di volti concreti e di storie bellissime nella loro quotidiana semplicità.

La preghiera degli anziani è il grande tesoro della chiesa di cui le nostre comunità parrocchiali hanno bisogno, di cui noi sacerdoti – e non solo il Papa – abbiamo bisogno. Per cui, con queste righe vorrei ridire agli anziani in casa che leggono questa pagine, di non stancarsi di intercedere per noi, per la Chiesa, perché possiamo essere sempre docili all’azione dello Spirito che guida e conduce la Chiesa.

La vostra preghiera sia anche per i giovani e per i ragazzi, che molte volte a voi sembra non ascoltino gli insegnamenti della Chiesa e la sua lunga tradizione. Non è che vi state sbagliando, ma dobbiamo cercare subito una via nuova di comunicazione e nuovi orizzonti di dialogo e di confronto.

Non abbiate timore a chiedere la nostra visita e la nostra presenza al vostro fianco, come pure l’aiuto della comunione quando le forze non vi permettono di raggiungere la chiesa il giorno della domenica per ricevere l’Eucarestia.

Il vostro parroco,
Don Gianbattista