LA SETTIMANA AUTENTICA: METTERE A NUDO LA PROPRIA ANIMA PER AMORE
Il mese che inizia ci introduce nella Settimana Santa, la “Settimana Autentica” – dice la liturgia ambrosiana. Questo termine che la liturgia ci ha consegnato in questi anni vuole ricordarci che questa settimana diventa paradigma di tutte le settimane dell’anno, che in piccolo ripetono il grande momento della Pasqua di Gesù, il suo consegnarsi nell’Eucarestia, la sua passione e morte, la sua resurrezione, di cui la domenica è una memoria.
Ma è autentica, la Settimana Santa, perché quello di cui facciamo memoria dice l’autenticità della vita. La vita è autentica quando ci consegniamo con amore, quando diamo la vita, quando l’amore, la misericordia e il perdono vincono l’odio e la morte, quando ci affidiamo con fiducia al Dio della vita e della resurrezione.
La Settimana Autentica rende quindi autentica la vita, quando vogliamo configurare la nostra vita ad immagine della Pasqua di Gesù.
Non è facile questo rapporto tra la Settimana Santa e la nostra vita.
L’ultima cena ci insegna a chinarci ai piedi dei nostri fratelli e ci invita a lavare loro i piedi. Un gesto difficile: significa toccare piedi sporchi, mettersi in ginocchio davanti al fratello, non avere timore dello sporco e dell’odore, delle ferite o delle piaghe provocate dal lungo cammino dei fratelli. L’ultima cena ci invita a lasciarci lavare i piedi, a lasciarci denudare i piedi e svelare la nostra povertà perché sia purificata e sanata dalla misericordia. Tra le due cose – lavare i piedi o farsi lavare i piedi – credo che la più difficile sia lasciarsi lavare, lasciarsi perdonare, mettere a nudo la propria anima.
L’ultima cena ci insegna a spezzare per amore la nostra vita, come Gesù spezzò il pane e offri se stesso. Perdere la vita, perdersi è il modo per ritrovarsi in verità, ma non è facile: sempre siamo tentati di non offrire la vita, di non perdere la vita.
La passione, la croce ci insegnano ad amare e a perdonare in maniera incondizionata; non solo gli amici, ma anche gli amici che ti tradiscono, anche i nemici. Ci insegnano a non cercare di salvare se stessi, ma ad affidarci al Padre sapendo che in Lui non dobbiamo temere nulla. Il bacio che daremo alla croce, al Cristo Crocifisso sulla croce, sia la decisione di abbracciare la volontà di Dio nella mia vita, la mia vocazione, il mio cammino d’amore anche se faticoso doloroso e difficile.
La resurrezione ci aiuti a non perdere mai la speranza, non perdere mai la consapevolezza che in Lui siamo “super-vincitori”, in colui che è morto e resuscitato. Ecco allora che essere credenti nella risurrezione significa, come dice papa Francesco, non lasciarci rubare la speranza e la gioia anche in mezzo alle tribolazioni, alle fatiche e alla prove. Significa essere uomini e donne di speranza.
“Spezzare per amore la nostra vita.
Perdersi per ritrovarsi”
Celebrare la Settimana Santa come Settimana Autentica significa trovare la forza perché la nostra vita sia autentica e non una brutta copia di una esistenza apparentemente riuscita. Significa vedere in quelle semplici celebrazioni al giovedì sera, al venerdì pomeriggio o sera, e soprattutto al sabato sera, gesti e segni, parole e musiche, melodie e colori che danno significato alla vita e che soprattutto ci aiutano nel cammino di tutti i giorni.
Vivere questi momenti, celebrarli nella fede, significa riconoscere che rendono autentica la mia vita, che illuminano il mio vivere e ne danno il senso.
Siete attesi, e se non potete esserci perché siete in casa, infermi, vi porteremo nel cuore e nella preghiera. Non sarete lontani dalla comunità e dal Signore.
Don Gianbattista