Giovedì 25 gennaio in Piazza del Lavatoio si è rinnovata la tradizione di bruciare la Giobia.
Nella nostra comunità e in tante altre comunità della provincia è tradizione, l’ultimo giovedì di gennaio, bruciare un fantoccio: la “giobia“. Questo culto coesiste con credenze magico – religiose di origine arcaica, rispetto alle quali la strega è una figura centrale. Probabilmente tutto questo fa parte di un rituale di fertilità di tipo pagano.
Secondo alcuni il nome “giobia” trae origine dal piemontese “giobbia”, giovedì, giorno in cui pare si riunissero le streghe. Secondo altri invece si ricollega ad antichi riti pagani relativi al culto di Giove. Per altri ancora il nome deriva da “gioeubia” che significa strega. Al di là di supposizioni e leggende la “giobia” era e rimane un simbolo dell’inverno e dei suoi guai che deve essere bruciato con il falò più bello possibile affinché i mali scompaiano e la nuova stagione sia ricca di doni, di serenità e di gioia.

La giobia in Piazza del Lavatoio

L’atmosfera che caratterizza la festa è molto allegra. La tradizione vuole che se il fantoccio bruciato cade ai piedi del falò sarà un’annata difficile per la tradizione agricola, se invece i suoi abiti si inceneriscono lentamente e si disperdono al vento in una certa direzione, il raccolto sarà copioso.
Tradizioni a parte, è buona cosa che la Pro loco di Ferno, coadiuvata dal Gruppo Alpini, dai Volontari del Parco del Ticino e con il patrocinio del Comune di Ferno e dell’Ente Parco del Ticino, abbia organizzato la serata in Piazza del Lavatoio. Questo è stato certo un momento conviviale e di condivisione festosa attraverso il quale la comunità si è mostrata coesa. Malgrado la pioggia la partecipazione è stata numerosa e il fantoccio vestito di tutto punto con gonna e maglioncino, accessoriato di cintura, collana e borsetta, si è acceso subito sotto gli occhi incuriositi e divertiti di parecchi bambini.
E’ bello vedere che, nonostante i ritmi frenetici che ci vengono imposti dal contesto in cui viviamo, si possono trascorrere ancora in allegria momenti di folclore e di condivisione delle vecchie tradizioni. Indipendentemente dal modo in cui il falò si è incendiato ed arso (secondo alcuni presenti piuttosto informati in materia, la fiamma diritta era indice di buon auspicio), auguro a tutti un anno sereno e ricco di tante piccole ma importanti soddisfazioni.

Irma Simontacchi