Natale Rosa passa il testimone e la cura della sacrestia ad altri volontari lonatesi.
L’impegno e i comportamenti di Natale Rosa sono ben noti a tutti i parrocchiani di Sant’Ambrogio: dalla sua profonda conoscenza della liturgia , tanto che qualcuno l’ha qualificato come “nato in sacristia”, al rigore da lui richiesto nella sua osservanza (calendario, messali, colore dei paramenti, ecc. ), alla cura riservata alla disposizione delle sedie, ai ceri, ai ripostigli, al taglio dell’erba in ‘Via Crucis’,ecc.
Ben nota pure è la sua osservanza dei ‘tempi’: dalla fretta nello spegnere le luci al termine delle Messe serali, all’accesione del riscaldamento non prima di dieci minuti dall’inizio delle celebrazioni, sino all’abbassare il volume degli altoparlanti per fare intendere al celebrante che la predica sta superando la durata abituale…
Sua anche la preoccupazione di raccogliere gli oggetti smarriti in chiesa (occhiali, guanti, catenine, ecc.) e di riporli in un cassetto della sacristia. Chiedendo a lui, era facile ritrovarli. Pochi sanno invece della sua abituale ispezione dei confessionali, in cerca di eventuali intrusi, prima della chiusura della chiesa.
Tuttavia solo i più anziani conoscono il suo impegno nei tempi passati, da quando nel 1974, pensionato della Fonderia Bragonzi, sostituì il padre Angelo come sacrestano a tempo pieno. Dalla prima Messa alle 6.30 del mattino (alle 6 nei mesi estivi), alla preparazione del catafalco per le ufficiature funebri, alla posa dei ‘santi’ sull’altare nelle festività solenni, al suono delle campane prima dell’installazione dell’impianto elettronico – con l’abbandono di AdrianoGiudici e di Angelo Spezzibottiani (ul Giulìn ciùf), si assunse anche il compito della direzione delle scamapanate – a sunà rüm per scongiurare la grandine all’arrivo dei temporali estivi.
Molti ancora ricordano il suo ‘camminare’ sui cornicioni per togliere le ragnatele dai lucernari della navata o per sostituire le lampadine (vi saliva appoggiando la scala sulla cantoria dell’organo), o la pulizia per Natale e Pasqua della cupola del tempietto sovrastante l’altare, con batticuore di chi si trovava in quei momenti in chiesa.
Indici tutti del suo impegno da sacrista e dell’attaccamento alla “sua “ chiesa, tanto da trattare con poca cortesia chi, nelle varie situazioni, non si comportava come dovuto. Chiesa che ora, da ‘sacrista in pensione’, certamente gli mancherà.