La cura del bene comune

Categorie: Archivio 2021,Comunicare

Con questo inserto intendiamo rendere un servizio alla comunità, non soltanto offrendo a molte voci la possibilità di esprimersi sul tema della legalità e dando ai nostri lettori un’opportunità per essere ancora più consapevoli e per formarsi un’opinione più solida, ma andando oltre, con le parti dedicate alla parola del parroco e alle conclusioni, per restituire, secondo le finalità proprie della rivista, una lettura del fenomeno, che interessa il nostro territorio, rinnovata alla luce di un’attenta riflessione pastorale. Riteniamo necessario che si diffonda la consapevolezza che questo tema debba toccare la vita di ogni cristiano, affinché sempre più persone operino concretamente e quotidianamente, praticando e testimoniando la LEGALITA’ NONOSTANTE TUTTO.

La Redazione di ComuniCare dedica questo inserto a commento dei fatti apparsi sui giornali nel settembre scorso: i nuovi arresti “che hanno consentito non solo di confermare l’assoluta pervasività dell’associazione mafiosa negli apparati pubblici e nelle amministrazioni locali, ma hanno permesso di documentare il potere delle cosche di ‘Ndrangheta anche in territorio estero confermandone ancora una volta la vocazione transnazionale” (La Prealpina 03/09/2020). Anche testate on-line, quali Malpensa24 e VareseNews, hanno dato ampio spazio a notizie sulle infiltrazioni della ‘Ndrangheta nel nostro territorio (ridefinizione degli assetti delle famiglie componenti la locale di Legnano-Lonate dopo gli arresti). In ultimo, la trasmissione “Report” su Rai 3 ha portato alla conoscenza di chi ancora non sapesse, il fenomeno del voto di scambio e i vari intrallazzi e interessi tra politica e ‘Ndrangheta.

Lasciare nel silenzio i fatti accaduti recentemente potrebbe risultare devastante per gli onesti che “sono di più”, come affermava lo striscione che apriva la camminata della legalità dello scorso anno. Far cadere nel vuoto del rimosso collettivo le infiltrazioni della ‘Ndrangheta nel nostro territorio, con tutte le conseguenze e illegalità, non ultima quella dello spaccio incontrollato, oltre che le modalità usate per rappresentarle, sarebbe un’occasione di confronto persa. Fare finta di niente potrebbe addirittura sembrare un allineamento ad una modalità comportamentale omertosa, tipica delle comunità completamente soggiogate dalla criminalità organizzata. Per questo la Redazione ha chiesto un commento personale ai fatti accaduti, con le domande che forse tutti ci siamo fatti in questi anni: Che cosa si può fare? Che cosa stanno facendo le istituzioni e che cosa pensano di fare? Che cosa possono fare le associazioni e la gente comune?

Ringraziamo tutti coloro che, rispondendo alla nostra richiesta, hanno dato un contributo alla nostra riflessione. Essendo impossibile, per ragioni di essenzialità, pubblicare integralmente nella versione a stampa tutte le risposte pervenute, di ciascuna abbiamo evidenziato le affermazioni e le parti necessarie a comprendere il messaggio che portano.

Parola dei Sindaci

Dai nostri primi cittadini riceviamo percorsi di riflessione sulla base dei dati di realtà e indicazione degli impegni che le due amministrazioni hanno preso e prenderanno nel corso del loro mandato per favorire il rispetto della legalità.

Nadia Rosa – Sindaco di Lonate Pozzolo
I fatti di cronaca che hanno coinvolto, anche negli ultimi mesi, il territorio di Lonate Pozzolo proiettano un’immagine negativa del nostro territorio: non sono mai le buone notizie che fanno audience, ma sono quelle cattive che vengono riportate in cronaca. E’ comprensibile perché, come si dice, fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce.
E’ innegabile che occorra dare attenzione a quell’albero che cade, al clamore suscitato dagli arresti, all’illegalità purtroppo tuttora presente, ma non va mai dimenticata la silenziosa foresta che sta crescendo e che rende più bello il nostro paese.
A Lonate e nelle sue frazioni c’è tanto di positivo, che a volte diamo per scontato ma che è il centro della nostra vita comunitaria.
Tantissimi lonatesi donano il loro tempo e le loro competenze: tutti coloro che partecipano alle attività delle associazioni culturali, sportive e di volontariato sono sempre pronti a impegnarsi a creare momenti di condivisione, di bellezza, di solidarietà che vanno a beneficio di tutti i cittadini.
Esiste poi la realtà oratoriale che da sempre si è contraddistinta per il ruolo educativo ed è un punto di riferimento per giovani e adulti che la frequentano.

Siamo nel Parco del Ticino, immersi in una natura tutta da vivere. In particolare la via Gaggio è diventata il simbolo della Lonate che tiene all’ambiente e alla propria storia ed è certamente un richiamo e un riferimento positivo per tanti non lonatesi.

Cosa si può fare?
Senza perdere mai di vista la bellezza e la positività della nostra comunità, occorre non perdere mai di vista la necessità di combattere contro un sistema di malaffare che si è insinuato nella comunità lonatese. Bisogna essere uniti e coesi, bisogna essere a conoscenza di quanto accaduto e che è emerso dalle recenti indagini in Lombardia, con il pericoloso intreccio tra l’attività della criminalità organizzata e un sistema corruttivo. Molte persone tendono a sminuire o a negare quanto accaduto. L’informazione e la conoscenza dei fatti perciò sono importanti. Altrettanto importante è l’educazione a riconoscere i modi di agire e pensare della ‘ndrangheta per combatterli. Come nella marcia della legalità dello scorso anno è l’unione, il riconoscersi nell’ideale comune di onestà e rispetto delle regole, che ci rende forti.
Insieme possiamo contrastare l’illegalità, opponendoci alle azioni poco lecite invece che sminuirle o banalizzarle.
Le indagini che portano agli arresti e le sentenze di condanna comminate agli esponenti malavitosi ci dimostrano che la presenza degli organi dello Stato è forte ed è al servizio della tutela della nostra società.

Che cosa state facendo come istituzioni e che cosa pensate di fare?
L’amministrazione agisce con una continua attenzione su ogni atto, con le verifiche di rispetto delle normative e nella più totale trasparenza, mantenendo sempre alta l’attenzione. Non sono ammessi trattamenti di favore per nessuno e l’imparzialità è sempre alla base di ogni azione amministrativa.
La consulta per la legalità, in collaborazione con altre associazioni, ha organizzato serate informative. Durante queste serate si è parlato della storia della ‘ndrangheta sul nostro territorio e delle modalità con cui agisce, per comprendere meglio e quindi combattere ogni comportamento che si possa ricondurre ad essa. Si è parlato anche di come ci si possa riprendere gli spazi che erano occupati dalla criminalità, con la confisca dei beni mafiosi portando anche esempi concreti.
Avremmo dovuto ospitare la dottoressa Alessandra Dolci, magistrato a capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, per un incontro pubblico il 19 novembre, ma a causa delle restrizioni anti Covid-19 abbiamo rinviato l’evento per poterlo realizzare in presenza e in maniera più fruibile.

E’ importante educare alla legalità perché il malaffare non deve diventare abitudine. E’ di assoluta importanza fare comprendere ai cittadini che la malavita organizzata non può e non deve essere considerata un soggetto mediatore di questioni personali o per la risoluzione di controversie, non deve essere un canale al quale affidarsi per problematiche finanziarie delle proprie imprese.
Allo stesso modo tutti coloro che hanno un ruolo pubblico non possono considerare normalità il sostegno della ‘ndrangheta per il raggiungimento di propri fini personali, da un’elezione a una convenienza economica, così come le cronache raccontano sia avvenuto in passato.

Le persone impiegate nella pubblica amministrazione, sia come dipendenti che come amministratori, devono vigilare e collaborare con le forze dell’ordine e con la giustizia per il bene di tutta la comunità, dimostrando sempre una condotta di integrità che escluda ogni tipo avvicinamento da parte di soggetti il cui obiettivo è l’ottenimento di favori personalistici.

Che cosa può fare la gente comune?
Anche la gente comune gioca un ruolo chiave in questa lotta: non può e non deve avere timore o paura, ma deve sempre avere fiducia nelle forze dell’ordine e avere il coraggio di denunciare comportamenti dalla dubbia legalità. Ogni comportamento sospetto deve essere segnalato perché una collaborazione attiva con le istituzioni permette alla magistratura di acquisire sempre maggiori elementi per estirpare questo cancro che è la ‘ndrangheta qui a Lonate.
Occorre partire dall’educazione dei più piccoli, insegnando che il rispetto delle regole è il rispetto del prossimo, che è fondamentale condividere un senso civico comune che è la base della nostra convivenza civile. E questo insegnamento che si dà ai più giovani, va ricordato e applicato sempre anche da adulti.
Denunciare, denunciare sempre ogni violazione della legge. Questo è il compito che ha ciascuno di noi per migliorare il mondo in cui viviamo.
Allo stesso modo le istituzioni continueranno a vigilare e soprattutto a collaborare con le forze dell’ordine e con la giustizia per il bene di tutta la comunità.

Filippo Gesualdi – Sindaco di Ferno
Gli eventi che hanno colpito le nostre comunità in questi ultimi periodi hanno sollevato gravi preoccupazioni in ogni settore della vita pubblica e nella cittadinanza.
L’attività della Magistratura e le notizie apparse sugli organi di informazione hanno contribuito a riaprire il capitolo sulla presenza della criminalità organizzata sui nostri territori.
Non voglio commentare gli articoli di stampa o i servizi giornalistici diffusi da alcune trasmissioni televisive. Perché ritengo che a volte vi siano delle interpretazioni di situazioni che possono essere anche frutto di considerazioni che vanno oltre al fatto di cronaca in sé, ricordando un concetto essenziale: alla fine è la Magistratura che emette le sentenze e non i mezzi di informazione.

Alcune considerazioni, in riferimento a ciò che è successo, però sono d’obbligo.
Non vi è alcun dubbio che il primo anello della legalità è l’attività dell’Amministrazione Pubblica. Chi amministra a qualsiasi livello dovrebbe avere come primo obiettivo della sua azione politica l’interesse della comunità, l’interesse generale.
Discostarsi da questo imperativo apre le porte a situazioni che portano a compromessi e ad azioni che col tempo diventano sempre più difficili da sradicare, creando connessioni che conducono lentamente ad allontanarsi dal proprio dovere di amministratore pubblico e che, invece, portano a stringere rapporti che nulla hanno a che vedere con la difesa della legalità e l’interesse pubblico.

Ma perché ciò accade? Forse la risposta possiamo trovarla nelle parole di Nicola Gratteri che scrive in un suo libro sulla storia della ‘ndrangheta :”Connubi che sembravano innaturali, sono diventati normali con la complicità e l’indifferenza di tanti, ma anche con la colpevole sottovalutazione di molti”.
Complicità, indifferenza e sottovalutazione. Credo che siano questi i tre elementi chiave della diffusione di forme di criminalità organizzata in diverse zone del territorio nazionale e non solo nelle nostre comunità (oltre ad alcune decisioni in materia di sicurezza, come il soggiorno obbligato, che hanno avuto effetti indesiderati come la ramificazione delle organizzazioni mafiose anche su territori dello Stato italiano che sembravano immuni da tale fenomeno).
I più importanti fenomeni criminali che sono nati nel nostro Paese fin dai primi anni dell’800, hanno saputo adattarsi con l’evolversi della storia italiana per poi intrecciare rapporti, con il nascente nuovo Stato Italiano.

Molto spesso questo percorso è stato possibile per la grave sottovalutazione da parte della classe dirigente dell’epoca e forse anche da parte di quella magistratura che aveva, con poca attenzione, derubricato il formarsi di certi legami con lo Stato a fenomeni transitori.
La storia ci ha dimostrato, purtroppo, che questi fenomeni da “transitori” si sono rapidamente evoluti in organizzazioni che hanno avuto la capacità di adattarsi e modificare il proprio “business” con una rapidità che lo Stato non ha saputo cogliere se non quando la situazione si è manifestata, alla luce del sole, in tutta la sua gravità.
Non solo. Vi è stata la sensazione che parti importanti della società, da quelle politiche a quelle economiche, ad un certo punto abbiano scelto, in un tacito accordo, di convivere nella speranza di mantenere ognuno il suo spicchio di potere, dimenticando, forse, che ciò che muove ogni organizzazione criminale sono gli affari oltre che il potere.
Quando questa tacita convivenza ad un certo punto si è dimostrata “poco conveniente”, ha spinto le organizzazioni mafiose a guardarsi intorno per cercare di cogliere le migliori occasioni.
Nel frattempo, inoltre, sono state capaci di radicarsi sul territorio anche nelle più piccole comunità che avevano, però, la possibilità, grazie alla presenza di industrie o strutture importanti e strategiche, di muovere enormi quantità di denaro.

La sottovalutazione di alcuni segnali, la resistenza culturale ad ammettere l’esistenza di insediamenti della criminalità organizzata in alcuni territori considerati sani e, in taluni casi, l’assenza di vigilanza da parte delle istituzioni e dell’opinione pubblica hanno favorito, di fatto, un inquinamento progressivo del tessuto socio – economico – politico.
Potremmo dire che sono mancati gli adeguati strumenti di “difesa sociale” che nel tempo hanno portato queste organizzazioni ad un vero e proprio controllo delle economie locali e della cosa pubblica.
Ora viene chiesto cosa possiamo fare, soprattutto come Amministratori.
La soluzione non è facile altrimenti, credo, il problema si sarebbe risolto già da tempo.

La strada maestra è quella di agire nell’interesse primario della comunità, rispettando le leggi, nella collaborazione da parte del singolo cittadino con le istituzioni nella comune visione di non farsi guidare dal proprio interesse personale nella gestione della cosa pubblica.
Spesso, chi si accinge ad amministrare, viene sollecitato a sottoscrivere “codici etici” da rispettare durante il proprio mandato. Io ritengo, invece, che il codice etico che ci deve guidare esista già ed è uno solo: il rispetto della Legge durante la propria azione amministrativa.
La Magistratura e le Forze dell’Ordine svolgono una funzione essenziale per il controllo della legalità ma deve essere ogni cittadino ed ogni rappresentante pubblico che deve essere il primo baluardo contro la tentazione di deviare dalla legalità.

Occorre vigilare costantemente sulla corretta applicazione delle leggi e delle norme della buona amministrazione con procedure rispettose dell’ordinamento e trasparenti, solo così si può prevenire una possibile degenerazione verso situazioni illegali.
Occorre stimolare ancora di più quella parte sana del tessuto socio – economico – politico che fortunatamente è ampiamente maggioritaria nelle nostre comunità perché sia di esempio virtuoso.
Soprattutto, è assolutamente necessario proseguire con costante impegno l’azione di educazione alla convivenza civile ed alla cultura della legalità da parte dell’Amministrazione in un rapporto costante con le istituzioni scolastiche, con tutti coloro che a vario titolo rappresentano quel mondo che ha fatto dei valori etici il loro faro guida, come le associazioni di volontariato o culturali, senza dimenticare l’importanza dello sport praticato come attività educativa e formativa prima ancora che come attività agonistica.
Tutti passi necessari per la ricostruzione quella fiducia verso le istituzioni, non solo politiche, che ogni cittadino ed ogni amministratore, a qualsiasi livello, deve avere.


Altri contributi: Opposizioni comunali, Partiti, Fondazione

Alcuni capogruppo delle minoranze nei rispettivi Consigli Comunali e rappresentanti locali di partiti non presenti territorialmente hanno partecipato “all’indagine” riassumendo il pensiero di chi non amministra direttamente, ma è molto interessato alle questioni poste. Anche altre istituzioni hanno sviluppato pensieri sull’argomento in discussione.

Iniziamo presentando il contributo che Ausilia Angelino del Gruppo Consiliare Centro destra di Lonate Pozzolo – ci ha inviato dopo aver comunicato con no.
Ringraziandovi per la vostre domande in merito alla presenza dell’ndrangheta sul nostro territorio, delle sue attività ed infiltrazioni dell’apparato pubblico, il nostro gruppo consiliare è a rispondere quanto segue: “Cosa si può fare?” Innanzitutto riteniamo che sia importante sdegnarsi e condannare ogni forma d’illegalità o aggregazione criminale, senza però stupirsi della sua presenza. Infatti non è purtroppo la prima volta che il nostro territorio è toccato da certi fatti. Il fenomeno parte sicuramente da molto lontano e trova il suo culmine nelle indagine giudiziarie che si sono sviluppate dal 2009 in poi: Bad Boys, Crimine-Infinito, Krimisa e Krimisa Bis. Una così forte radicazione dell’ndrangheta non nasce però certo dal nulla, deve aver avuto il tempo di insediarsi e crescere nei decenni precedenti, andando ad intaccare lentamente un tessuto prima sano. Se dunque è doveroso trovare la forza ed il coraggio della condanna, non si può cedere allo stupore, perché è sintomo di predisposizione ad una memoria corta ed emotiva, già pronta a dimenticare quanto appena accaduto. Occorre dunque condannare, ma anche vigilare per il futuro.

Cosa state facendo come istituzioni e cosa pensate di fare? Cosa può fare la gente comune? E che cosa hanno fatto finora e pensano di fare le istituzioni? Le Istituzioni, quali la Magistratura e le forze dell’ordine, sono al lavoro per reprime questo fenomeno e ci auguriamo tutti il loro pieno successo. Quello che può fare l’istituzione comunale è invece favorire e creare forme di prevenzione. Diffondere una cultura della legalità che funga da naturale anticorpo contro questi fenomeni.

Bisogna inoltre prestare particolare attenzione a situazioni di povertà materiale ed umana, terreno fertile per queste organizzazioni. In quest’ottica il nostro Ente comunale ha istituito, dal 2010, un gruppo di lavoro per la legalità, poi istituzionalizzato con la nascita, nel 2014, della Consulta per la legalità, recentemente riformata nel 2018, su proposta proprio del nostro gruppo, per aprirla maggiormente alla società civile. Questo gruppo o Consulta hanno creato negli anni vari momenti d’incontro e riflessione sul tema della legalità con la presenza anche di autorevoli personaggi (Guido Cavalli, Nando Dalla Chiesa, il PM Alessandra Dolci ecc…) ed ha anche condiviso con le scuole vari momenti ed iniziative legate alla legalità (lo scaffale della legalità, l’intitolazione dell’atrio delle scuole a Lea Garofalo). Tanti piccoli segni volti ad alimentare l’attenzione su questi temi e risvegliare le coscienze. Purtroppo queste iniziative hanno però non sempre visto la piena partecipazione della popolazione.

L’attività della Consulta ha subito un rallentamento negli ultimi anni, crediamo sia opportuno proseguire con rinnovato slancio la sua opera. Da ultimo auspichiamo che su un tema così importante e vitale per la nostra comunità possa registrarsi un’unità d’intenti di tutti: istituzioni, forze politiche, enti, associazioni, attività economiche e cittadini. La responsabilità su questi temi è generale e non può essere demandata, per comodità, ad altri (es. alle sole istituzioni). Infine la politica locale deve avere la forza ed il coraggio di evitare strumentalizzazioni dell’argomento, il pensare che questi problemi tocchino solo una certa parte politica o dipendano esclusivamente dall’origine delle persone è una cosa molto pericolosa, specie se fatta in chiave elettorale.

L’ndrangheta non ha infatti simpatie politiche o si limita in base all’origine territoriale, ma attacca ovunque trovi terreno fertile. Dobbiamo quindi agire tutti insieme per isolare questi fenomeni e sottrargli terreno su cui attecchire. Più che la foga o lo sdegno incontrollato, serve la pazienza e la dedizione del monaco che bonifica il terreno paludoso affidatogli per piantarvi la vigna che servirà a produrre il vino per la Messa.


Il capogruppo Michele Tommaso RUSCONI del Gruppo Consigliare Confederazione Grande Nord, confronta due fenomeni di illegalità, e in particolare analizza quello della criminalità organizzata:
Negli ultimi 50 anni della sua travagliata storia, questo paese ha visto una lunga serie di attentati ed omicidi.
La guerra fondamentalmente si è combattuta su due fronti: quello politico, negli anni 70/80, e quello mafioso, praticamente da sempre ma con un escalation nel 1992/93.
In quegli anni l’organizzazione siciliana Cosa nostra (all’epoca la più importante e diffusa mafia italiana) aveva attaccato le istituzioni con inaudita ed inaspettata violenza, mettendo in atto operazioni terroristiche di livello superiore contro la Magistratura ed il patrimonio culturale di Roma, Milano e Firenze.

Ma perché mentre il primo scontro, nonostante il sacrificio di tanti tra politici, professori e poliziotti, si è concluso con un sostanziale successo, mentre lo stesso impegno profuso da Magistratura e Forze dell’ordine riesce a dare solo risultati parziali per il secondo ?
Perché lo Stato che è riuscito a liberarsi, quasi completamente, del terrorismo politico, non riesce a fare altrettanto con le organizzazioni mafiose ?

Fondamentalmente per tre motivi:
Innanzitutto per il fatto che le organizzazioni mafiose rispetto ai gruppi di estremismo politico sono molto più estese e radicate nei vari territori (fra cui tristemente il nostro) che ne hanno attirato l’attenzione.
Per il fatto economico che, ahimè, ha ormai il netto sopravvento sugli ideali.
Ma, soprattutto, perché la mafia si estende su vari livelli e spesso riesce a coinvolgere le stesse istituzioni che dovrebbero fronteggiarla.
Mentre i terroristi di BR e Prima linea, nonostante le blande condanne di una parte delle forze politiche (li chiamavano “i compagni che sbagliano”…) e fatta eccezione per i punti ancor oggi oscuri del caso Moro (!), sono fondamentalmente rimasti distanti dal mondo istituzionale, le mafie hanno, sempre di più, contatti, accordi e scambi di favori con politici di ogni schieramento.
E quindi non sempre lo Stato si è trovato nelle condizioni (o con la piena volontà !) di poterle contrastare.

Per usare esattamente le parole del giudice Caselli “Finché indaghi su Riina va bene. Ma quando passi ad occuparti di imputati eccellenti, cominciano i guai. Qualcuno preferisce perdere la guerra piuttosto che accertare responsabilità di terzo livello”.
E ancora: “La guerra alla mafia si interrompe quando sfondi il cordone delle relazioni esterne”.
Mentre gli estremisti non avevano alcun interesse ad entrare in contatto con le istituzioni locali (se non per l’organizzazione logistica di qualche covo o fuga), le mafie viceversa trovano, ogni giorno di più, linfa vitale e possibilità di guadagno in affari locali, sostenuti dal favore della politica.

Quindi in conclusione, per rispondere alle difficili domande che ci avete posto, penso che la strada sia solo quella di lavorare con il costante obbiettivo di interrompere ogni tipo di rapporto che permetta alle organizzazioni di infiltrarsi e di influenzare la vita politica e sociale del paese.
E per fare ciò serve unità e coesione; al di là dei posizionamenti politici, è necessario che le istituzioni territoriali adottino trasparenza, condivisione e comunione di intenti, con un continuo e stretto rapporto informativo verso Magistratura e FFOO.
Al di là delle divisioni partitocratiche, è imperativo il carattere aperto e partecipativo nella vita politica del Paese, in particolari per quei temi che presuppongono spese ed appalti cospicui.
Controllo e supporto reciproco.
Quel cordone di cui parla Caselli, a Lonate si è rotto.
E questo è già un risultato valido; ora, per non ricadere negli stessi errori, che tutti ricordino: quello della lotta alla mafia, non è campo di scontro politico.

Abbiamo sentito Walter GIRARDI, già nostro collaboratore, che ci ha risposto in qualità di Portavoce del Comitato Rosa Parks di Varese Possibile e di Membro del Comitato Scientifico Nazionale di Possibile, ma con una particolare attenzione alla nostra realtà locale e con l’obiettivo di “coltivare anticorpi di legalità”. Ci ha infatti spiegato la sua esperienza e le sue proposte:

Il servizio mandato in onda da Report, è solo l’ultimo di una lunga lista di eventi che ha messo in evidenza passo dopo passo il sistema mafioso presente in molte zone italiane e anche in Lombardia. Questo anche se abbiamo avuto Ministri degli Interni varesotti che hanno smentito categoricamente la presenza delle infiltrazioni mafiose qui da noi. Il sistema di relazioni affaristiche, delle minacce e delle estorsioni andava avanti da parecchio. Ho avuto la possibilità di fare parte del Gruppo di Lavoro per la Legalità nel lontano 2010, quando furono organizzati incontri ed eventi che dovevano contribuire a diffondere il “seme delle legalità”. Si volevano costruire gli anticorpi in una società, quella lonatese, troppo distratta e ancora in parte “omertosa” che preferiva fare finta di non vedere. Nando Dalla Chiesa, i Pubblici Ministeri Alberto Nobili e Gherardo Colombo ma anche Giulio Cavalli furono solo alcuni dei personaggi che hanno voluto venire “nella tana del lupo” quella Lonate Pozzolo già alla ribalta

A luglio 2019 lo striscione “gli onesti sono di più” guidava e illuminava una bellissima serata. In quelle parole però c’è un misto di speranza e di amarezza. Perché se è vero che gli onesti sono di più e crescono sempre di più, sono convinto che siano ancora distratti e poco organizzati per poter sconfiggere per sempre l’illegalità. Gli onesti sono sempre di più ma non si sono mai contati. Si può e si deve continuare nel percorso “culturale per la legalità da costruirsi insieme” partendo dalla scuola e soprattutto facendo “trasparenza” e non annunciandola e basta. Ci sono state sentenze, ci sono indagini ancora in corso. Non entro nel merito delle vicende giudiziarie. Le nostre attenzioni devono essere rivolte ad un percorso che sappia dimostrare come il rispetto della legge e la legalità siano giusto modo per vivere. E questo riguarda tutti, supera le questioni mafiose. Perché il rispetto delle regole e delle leggi riguarda tutti noi. Anche la cosa che riteniamo banale o superflua è sempre una violazione delle regole e ci “avvantaggia” rispetto agli altri. Come possiamo diventare credibili, se alla prima occasione che ci può creare un vantaggio a scapito degli altri, la sfruttiamo a piene mani. Le regole si rispettano, sempre! Però la questione è tremendamente seria e merita di essere affrontata cercando di superare quelle “generalizzazioni” a volte populiste che alla fine fanno passare un messaggio non veritiero. Si è letto, sempre riguardo a Lonate, che tutti i partiti politici sono il male e che con i “partiti politici” non si vuole nulla a che fare! Penso che queste dichiarazioni siano sbagliate. Ci sono “partiti” e “Partiti”: molti fanno della trasparenza del loro bilancio un punto di forza, altri invece nascondono chi li finanzia, alcuni partiti hanno lunghi elenchi di condannati tra le loro fila, altri non hanno nemmeno un dirigente che abbia ricevuto un avviso di garanzia.

È giusto considerarli tutti uguali e tutti ladri? Io dal 1999, da quando ho deciso di iniziare ad occuparmi di politica, ho fatto la scelta di farla all’interno di un partito politico. Certo dal 1999 ad oggi, le leggi che regolamentano la vita dei partiti sono cambiate, e come accade alcuni le rispettano ed altri no. Ecco perché anche in una narrazione soprattutto locale occorre fare le giuste distinzioni e non generalizzare. Sarebbe sempre più utile fare “nomi e cognomi” per parafrasare il titolo di uno spettacolo di Giulio Cavalli piuttosto che parlare in generale. Come spesso capita, il vero nemico da sconfiggere è l’indifferenza. Quell’indifferenza che ci porta a voltare la faccia dall’altra parte e a non occuparsi di ciò che succede attorno a noi. Se gli onesti si distraggono o rimangono indifferenti, il malaffare trova terreno fertile. Trova terreno fertile anche grazie al silenzio degli onesti.

Cosa bisogna fare? In primis non si deve smettere di rispettare le leggi! Tutti sia quelle persone che hanno incarichi pubblici sia i semplici cittadini. Tutti, nessuno escluso! Va proseguito il lavoro della Consulta della Legalità, magari allargandolo alla cittadinanza (non basta più fare le riunioni a porte aperte, io stesso ero membro di un gruppo che era aperto anche a chi non era consigliere comunale). Vanno coltivati gli anticorpi favorendo percorsi e progetti mirati per le scuole, per gli oratori per le associazioni sportive e per i gruppi culturali. La legalità e la cittadinanza attiva devono andare di pari passo. Un cittadino che è coinvolto nella vita amministrativa locale è un cittadino che non rimane indifferente e distaccato dal contesto in cui vive. Un cittadino che viene coinvolto e ascoltato prima che le decisioni siano prese è un cittadino attivo che si sente parte di una comunità che non esclude ma che include. Una comunità dove gli onesti si organizzano appunto e diventano maggioranza! Tutti dobbiamo sentirci coinvolti in questo percorso, nessuno deve chiamarsi fuori. E soprattutto non dobbiamo avere paura di reagire alla violenza e di denunciare il malaffare che ancora si muove anche a Lonate Pozzolo. La frase di Martin Luther King dev’essere un monito per tutti noi: “Non ho paura della cattiveria dei malvagi ma del silenzio degli onesti”.

Anche la Presidente della Fondazione Centro Accoglienza per Anziani, Enrica ROSSI, ha accolto con favore l’invito a riflettere sui rapporti politica/criminalità e ha visto in quello che succede nella realtà sociale molte analogie con l’attuale pandemia. Infatti ha titolato il suo contributo ‘NDRANGHETA – GUARIRE DAL VIRUS. E così esordisce:

In un interessante articolo: “La mafia come virus. Insegnamenti involontari della pandemia (a proposito di un dibattito quasi antico)”, il prof. Nando dalla Chiesa (La mafia come virus. Insegnamenti involontari della pandemia (a proposito di un dibattito quasi antico) Prof. Ferdinado Dalla Chiesa – Articolo pubblicato sulla Rivista di Studi e Ricerche sulla criminalità organizzata – Università degli studi di Milano-Cross Vol.6 N°1 -2020.) trae dal dibattito scientifico sulla pandemia da Covid19, una prospettiva in cui guardare ai concetti di contagio e di virus; la applica all’espansione delle organizzazioni mafiose in aree non tradizionali, quali sono i territori in Lombardia, rilevando come in tal caso possa essere corretto parlare di contagio, visto che a essere colpiti dal virus del metodo mafioso sono non “corpi sani” ma organismi sociali già indeboliti da patologie civili.
Avviene quindi che una società civile si lasci corrompere. I fatti accaduti e apparsi sui giornali legati alle cosche di ‘ndrangheta scoperti dall’Autorità Giudiziaria, dimostrano che purtroppo anche il nostro territorio, come molti altri, ne è stato contagiato. Non ne siamo stati immuni. Ciò nonostante, questo è un territorio che ha degli anticorpi, che però bisogna far funzionare.

Sono accaduti fatti criminosi da combattere, fatti che hanno colpito anche profondamente la comunità Lonatese, ma la Lonate Pozzolo che conosco è un’altra. È una comunità generosa e attenta alle necessità delle persone più fragili e bisognose di aiuto. La sua è una storia di accoglienza e di ospitalità. Ha una cittadinanza attiva piena di iniziative sociali, religiose, caritative, ambientali, sportive; ricca di tradizioni culturali, storiche.

“Che cosa si può fare?”. Io sono presidente dalla Fondazione Centro di Accoglienza per Anziani dal 2004 e posso testimoniare la generosità di questa comunità. Una comunità che ha voluto fortemente la casa di riposo per la cura e assistenza dei propri anziani. Scelta che ha mantenuto nel tempo, non senza sacrifici e impegni. È stata vicino ai suoi anziani con il volontariato, con le donazioni ed è tuttora presente in questo tempo difficile di pandemia mondiale.
Forse abbiamo bisogno di risentirci parte di questo cuore che genera cose belle e meritevoli di essere testimoniate. Come affermava lo striscione che apriva la camminata della legalità dello scorso anno, ricordiamo che gli onesti “sono di più”, molti di più. Da qui si può ripartire e ritessere lo strappo subito.

È importante sentirsi comunità e condividere valori e prospettive, diritti e doveri, essere rispettosi gli uni degli altri. Portare avanti insieme una robusta e consapevole informazione sulla responsabilità nella scelta dei comportamenti, che potrà prevenire il ripetersi di questi fatti. Noi insieme e ciascuno di noi, nel proprio vivere quotidiano, nel lavoro, nell’impegno sociale, nell’educare, può e deve essere testimone dell’agire corretto e onesto. Diviene essenziale l’impegno di ciascuno a tenere comportamenti capaci di vivere la legalità, che è la difesa naturale rispetto al mondo criminale. Una società lassista è a rischio, più a rischio di contagio. Maggiore deve essere l’attenzione della società nell’educare e guidare la comunità verso una cultura della legalità. Incentivare comportamenti etici, ideali e valori volti al bene comune, capaci di legalità.

La parola legalità è una parola chiave che spazia su più fronti, dal rispetto delle regole, delle norme, della Costituzione, alla difesa dei diritti, al rispetto e dignità delle persone.

Vivere la legalità comporta una responsabilità nel decidere: scegliere di rispettare le regole, darsi dei limiti, combattere il male, volgere il proprio operato al bene. Una cittadinanza attiva, sulla base del principio costituzionale di sussidiarietà, favorisce le iniziative per tutelare la legalità, prendendosi cura del bene comune.
Anche nella popolazione di Lonate Pozzolo si è consolidata una maggiore attenzione al fenomeno mafioso e alle sue intimidazioni, una presa di coscienza. L’evoluzione positiva nella lotta alla ‘ndrangheta è testimoniata dalle sempre più numerose manifestazioni nei diversi contesti istituzionali e sociali per diffondere sempre più il seme della legalità.

Il fattore educazione sarà essenziale per la formazione delle generazioni future. In particolare la scuola deve essere parte integrante del bagaglio culturale delle nuove generazioni. Se si vorrà avere successo nella lotta alla corruzione ed alle mafie, si dovranno sostenere nuovi valori sociali ed etici, che siano di esempio ai nostri ragazzi affinché si sviluppino meccanismi formativi che rappresenteranno una negazione piena del modello mafioso.

Un forte sostegno alla ripresa viene anche dalla religiosità di una comunità capace di una spiritualità evidente, anche in funzione di principi e valori che continuano ad essere saldi.
La ‘ndrangheta ha detto Papa Francesco, è “adorazione del male e disprezzo del bene comune”, è un “male” che “va combattuto, va allontanato”, anche dalla Chiesa che “deve sempre di più spendersi perché il bene possa prevalere”.

A mio avviso un modo per orientare le scelte del nostro agire verso il bene è mettersi al servizio dell’altro, della comunità, dei suoi bisogni. una dimensione che vede l’altro come nostro fratello, che ci invita a metterci in relazione, a superare ogni rancore, paura, divisione, disimpegno, repressione e cultura del sospetto.
Queste le risorse che anche il territorio di Lonate Pozzolo è stato capace di mettere in atto con l’obiettivo di “guarire dal contagio” ed offrire alla popolazione ed alle nuove generazioni comportamenti sani, educando giovani e adulti alla legalità, sensibilizzandoli alla comprensione dei valori costituzionali, affinché gli stessi diventino principi regolatori della loro condotta etica.

Le Associazioni partecipano

Questi contributi sono scanditi in modo diverso dai diversi interlocutori, che hanno accettato l’impegno di rispondere alle sollecitazioni della Redazione, sia in rappresentanza dei propri associati, sia a titolo personale in base alla propria esperienza.

Paolo FAVRIN di Alleanza Cooperativa San Martino di Ferno introduce il documento inviato, steso con il Consiglio di Amministrazione, facendo riferimento alla storia centenaria della sua associazione che ha sempre operato nell’ambito del sociale. Ci racconta:
Alleanza Cooperativa san Martino, presente a Ferno dal 1896, inizialmente costituita e operante con finalità prevalente di vendita di generi alimentari, venuta poi meno questa sua vocazione iniziale, negli ultimi anni ha intrapreso un nuovo percorso di attività e sensibilizzazione delle tematiche sociali e culturali. Fra queste possiamo ricordare i vari spettacoli teatrali e mostre sulla violenza alle donne, il bullismo, la ludopatia e proprio negli ultimi 12 mesi ha affrontato il tema della presenza nel nostro territorio della criminalità organizzata. Proprio a seguito dei fatti del 4 luglio 2019, che hanno visto l’arresto di esponenti politici locali Alleanza Cooperativa ha ritenuto di dover organizzare, assieme ad altre Associazioni di Lonate Pozzolo, Cardano al Campo, Samarate e Varese una serie di incontri dal titolo “La N’drangheta tra noi” per approfondire un argomento tanto rilevante.

Questo percorso ha messo in evidenza le origini storiche, il suo radicamento nel tessuto sociale ed istituzionale, ma anche le implicazioni sociali e culturali che essa ha prodotto nella società civile. Nel percorso è stato affrontato anche il tema del sequestro e, dove avvenuto, anche della confisca dei beni (purtroppo, quasi esclusivamente quelli immobiliari). Risulta quindi evidente come e quanto sia stato e lo sia tuttora l’interesse, l’impegno e la sensibilità verso questi argomenti abbastanza presenti fra noi e che spesso generano disagio, emarginazione e divisione. La presenza della criminalità organizzata ha costruito e generato nei decenni una dipendenza che crea vincoli e sudditanze paragonabile, con modalità diverse e spesso dissimulate, a quella del gioco d’azzardo, con alle spalle una vera e propria piramide gerarchica che detta le regole e impone i criteri. Ne sono rimaste “vittime” sia le istituzioni che i cittadini, perché questa “organizzazione” ha occupato gli spazi che la società civile e le istituzioni stesse hanno abbandonato, consapevolmente o inconsapevolmente. Tutti e ciascuno sono quindi chiamati a riaffermare i valori e i principi costituzionali che hanno permesso la nascita e sui quali si fonda la Repubblica Italiana. La nostra Costituzione, scritta e adottata con il referendum costituzionale del 1946, è in essere ancora oggi senza aver perso parte del suo valore. Le nostre istituzioni, prima fra tutte la Scuola in ogni sua articolazione, hanno il dovere insieme ad ogni cittadino di difendere e riaffermare questi diritti che soli possono garantire un futuro di legalità. La Cooperativa e le Associazioni che hanno collaborato alla realizzazione degli incontri “La N’drangheta tra noi” non appena possibile, riprenderanno il percorso iniziato.

Chiara BASSO di Viva Via Gaggio di Lonate Pozzolo, nel suo intervento, rimarca che come cittadini e membri di una associazione che si impegna nel far sì che vengano rispettate le regole per garantire la compatibilità ambientale dei progetti nel Parco del Ticino, non si possono esimere dall’impegno affinché le regole del bene comune vengano rispettate in ogni ambito territoriale.

Crediamo che come cittadini, e tanto più come cittadini appartenenti ad un’associazione che ha come obiettivo quello di salvaguardare il proprio territorio, siamo chiamati ad essere informati e a tenere gli occhi aperti su quel che succede nella comunità in cui viviamo.
Il nostro impegno nel far sì che vengano rispettate le regole per garantire una compatibilità ambientale dei progetti su opere nel Parco del Ticino, non prescinde ovviamente dall’impegno perchè le regole del bene comune vengano rispettate in ogni ambito territoriale. E sicuramente nell’agire della ‘Ndrangheta non c’è alcuna finalità volta all’interesse del benessere della popolazione, ma solo all’espansione del proprio potere.

Crediamo sia importante restare vigili, anche noi semplici cittadini possiamo e dobbiamo farci delle domande su situazioni che magari appaiono ambigue, possiamo cercare di andare a fondo parlandone, collaborando con le Istituzioni chiedendo un confronto o una collaborazione per sensibilizzare la cittadinanza. E’ importante formarsi sul tema, sono state organizzate conferenze molto interessanti alle quali è sempre istruttivo partecipare.
Sappiamo bene che spesso la reazione comune è quella della rassegnazione, tante volte ci siamo sentiti rispondere nelle nostre “battaglie” con un “tanto non serve a niente”. Non è così, non è così in nessun contesto. Gli onesti sono di più, ricordiamocelo sempre e rivendichiamo i nostri diritti ogni volta che qualcuno o qualcosa cerca di farli passare in secondo piano, per logiche di potere e di soldi. Non facciamo finta di niente, non abituiamoci a tollerare le ingiustizie, mai. 

Con la solita rapidità che sappiamo lo contraddistingue Giovanni DESPERATI, presidente dell’Associazione Anziani A.P.S. ANCeSCAO di Lonate, ci invia note “brevi ma non superficiali” confermando che si può lavorare per la comunità, senza preconcetti sui partecipanti o i destinatari delle iniziative.

Noi rispondiamo alla domanda “che cosa state facendo?” perché è una domanda che ha dentro di sé una risposta, ed è questa: si può lavorare per la comunità, si può fare qualcosa di bene. Questo è ciò che ci muove, a fare quello che facciamo: promuoviamo socialità, una socialità che è fraternità come dice papa Francesco. Dove tutti siamo fratelli e quindi dove non ci sono preconcetti, dove non si fa di ogni erba un fascio. Promuoviamo la socialità semplice, quella di chi mette le gambe sotto il tavolo, di chi visita una mostra, ascolta musica etc.. e questo significa costruire un tessuto , un terreno dove chi ha intenzioni scorrette deve sentirsi fuori posto e dove chi cerca un aiuto fraterno gratuito lo può trovare nel volontariato. Le forme malavitose non crescono dove c’è un tessuto sociale buono, corretto, onesto, dove si creano delle relazioni aperte e corrette con tutte le forze positiva di un territorio,dove c’è gente che lavora gratuitamente perché è pensionato e mette se stesso a disposizione del bene di tutti,  dove si rispettano le istituzioni e le leggi.

In un territorio che ha fiducia nelle istituzioni, anche quelle come noi, le associazioni, e dove si agisce con trasparenza e apertura  non c’è posto per chi non ama la correttezza.
Noi crediamo nella collaborazione con le istituzioni, tutte le istituzioni dello stato e del territorio e lavoriamo sempre per il bene di tutti. Ne è segno le molte iniziative che abbiamo raccolto anche ultimamente, dagli accompagnatori sociali alla banda da promuovere. Quando un tessuto civile è buono non c’è posto per chi vive approfittando delle disfunzioni dello stato.

Certo Lonate è stata bastonata da quello che è emerso ultimamente. Ma se è successo questo significa che si è lasciato fare? Non siamo capaci di analizzare la storia, e dopo tutto è una storia ancora troppo vicina, presente.
Lasciamo a chi ha il compito di valutare e verificare le responsabilità di questo  e lasciamo a chi scriverà la storia di fare le sue ipotesi.
Ma se ora non lavoriamo per il bene di tutti, per il bene comune noi siamo responsabili di quello che succede. Chi sta alla finestra, al balcone e non fa nulla non potrà dire che “io non ho fatto nulla di male!” semplicemente non avrà fatto nulla.

Sintetico e veloce (e come poteva essere diversamente per questa associazione!), Domenico Buttiglieri di Malpensabike di Lonate si astiene dal commentare i fatti accaduti negli scorsi anni, ma richiama i cittadini alla vigilanza:
In merito  a quanto accaduto non mi pronuncio, ma voglio ire che noi lonatesi abbiamo sbagliato a sostenere e eleggere ‘amministrazione precedente.
Che cosa si può fare? Sostenere anche economicamente chi lotta contro le mafie, non a parole, ma con le proprie azioni!
Gli onesti “sono di più” è vero e bisogna ricordarlo in tutti i modi con no sforzo personale e collettivo stando vicino in questo momento a questa amministrazione.


Infine, abbiamo ricevuto il pensiero di Franco BERTONI. Presidente dei Cavalieri del fiume azzurro di Lonate, ma che parla a titolo personale.Riguardo alla richiesta di un mio pensiero sulle note vicende accennate il discorso parte da molto addietro nel tempo:parliamo di decine di anni e questo è potuto accadere per una legge dello Stato italiano sul “soggiorno obbligato” di persone appartenenti alla criminalità più pericolosa.
Con questa legge pensata in tempi dove la maggior parte delle persone si spostava ancora con mezzi trainati da animali o al massimo con treni a vapore e le linee telefoniche erano quasi inesistenti e il telefono potevano permetterselo solo le persone più abbienti, ed era valida per questo motivo.

Col passare degli anni le condizioni si sono evolute e a Lonate Pozzolo e in altri comuni del Nord, sono stati domiciliati \impiantati questi Personaggi che non avevano difficoltà ad avere i contatti con i loro familiari\accoliti nelle terre di origine, tanto più per gli spostamenti.
Questo mi è stato detto da un Maresciallo dei Carabinieri che ha prestato servizio a Lonate Pozzolo già negli anni 70 e che conosceva bene queste persone tenendole sotto controllo, ma che non aveva strumenti di legge adeguati per poterli contrastare. Col passare degli anni si sono fatti raggiungere da familiari e “amici” con cui hanno gettato le basi per il controllo del territorio.

Detto questo veniamo al nocciolo della questione più importante: tutte le vicende che abbiamo sentito in questi tempi dicono solo una cosa: “PECUNIA NON OLET” come dicevano i latini.
Per il “ DIO DENARO E’ IL POTERE” da che mondo e mondo dalla nascita dell’uomo il leit motiv è sempre lo stesso , e con rammarico bisogna rendersi conto che sarà impossibile estirpare questo cancro.
A bilanciare questo per fortuna la maggior parte delle persone sono “oneste”.

Un mio semplice pensiero mi piace esprimerlo ad ogni occasione: la differenza tra una persona onesta e una delinquente è una legge. Quella che prima era un reato , dopo la legge, è ammesso.
Non è forse anche questo un motivo di disparità e di rabbia che incita a commettere reati?
La “Famiglia” può essere un’ancora di salvezza, i genitori sono i primi educatori dei propri figli, con il loro esempio e il loro controllo, se serve anche severità , possono crescerli nella giusta maniera.
Ma non basta, la “Scuola” deve continuare il lavoro, con insegnanti formati adeguatamente e poi la Politica.

E qui veniamo a un altro nocciolo della questione, la Politica, i Rappresentanti sono eletti dai Noi Cittadini, non basta mettere un croce sulle schede elettorali, occorre seguire attentamente quanto fanno queste persone. Non è possibile ritrovarci con candidati che non hanno dato prova di “Buon Governo della Casa °Pubblica” in tutti questi anni, la responsabilità è anche Nostra se ci troviamo in queste condizioni.
Molti la fanno franca grazie appunto alle leggi che Loro stessi si fanno a proprio beneficio per evitare di essere “colpevoli” il caso più noto sono i “vitalizi” è una legge fatta da Loro che permettono di avere questi privilegi che Noi comuni mortali manco ci sogniamo.

Sempre riferendomi a 2 millenni fa, in pratica ha detto così ”La Legge non è Giustizia” , non ho studiato Teologia, mi scuso. La Legge è fatta dagli uomini e pertanto è imperfetta, mentre la “Vera Giustizia “ ce la insegna la coscienza e differisce molte volte dalla Legge.
Forse sono andato oltre alle semplici riflessioni richieste, ma rimango dell’opinione che se non togliamo dalla vita politica persone che in qualsiasi ruolo ricoperto non hanno svolto bene il loro lavoro, indipendentemente che si siano macchiati di reati o meno , non devono essere più eletti anche se sono indicati dalla segreteria del partito di appartenenza, gli onorevoli devono essere “ONOREVOLI”in tutti i sensi.

Parola del Parroco

Come parroco della comunità, di fronte a questi fenomeni che toccano il vissuto civile della nostra cittadinanza, del nostro territorio di Lonate e Ferno, sono chiaramente provocato anch’io dalla semplice domanda: “che cosa si può fare?”. Una domanda che mi induce a fermarmi in uno dei campi propri del mio ministero: quello dell’annuncio del Vangelo attraverso il mio essere presbitero. Ed in particolare uno degli ambiti propri di questo ministero è la predicazione del Vangelo e la formazione delle coscienze, parte integrante del compito pastorale che prevede anche l’amministrazione e la guida della comunità parrocchiale.
Mi soffermo proprio in quel sacrario dell’uomo che è la coscienza, luogo intimo e segreto a cui parla il Signore, a cui può parlare l’uomo, a cui parla lo Spirito, il Vangelo da secoli. Il compito, la missione della Chiesa, non è quello di dirigere o governare il mondo, ma di seminare il seme del Vangelo, perché possa essere accolto dalla libertà dell’uomo, possa essere fatto proprio dalla coscienza di ciascuno e possa diventare la parola che dà forma ad una fraternità nuova, ad una “comunità alternativa” perché giusta e capace di integrare nel suo interno gli ultimi e gli esclusi.

Se tutto questo è l’obiettivo del Vangelo, non è chi non veda che il regno di Dio che cresce incontra molte volte delle forze che si scagliano contro di lui e non ultimo le diverse forme di illegalità basate sulla prepotenza, sulla forza che si insinua proprio dove l’istituzione è stata mancante e dove l’istituzione si rivela inefficace, in ritardo e incapace di esser pronta a rispondere ai bisogni dell’uomo.

Queste forme di male trovano poi terra buona nel cuore di chi non ricerca il bene di tutti, di chi non è stato capace di ascoltare la chiamata ad amare in maniera gratuita, nei cuori feriti da storia di violenza o di abbandono, nel cuore di chi non sa che cosa sia il bene comune, ma conosce solo una società dove ciascuno fa i propri interessi, dove qualcuno ha potere e gestisce questo potere con piccole concessioni che rivestono di generosità e di magnanimità. Generando quindi una comunità ristretta che ricerca il proprio vantaggio, il vantaggio di alcuni (i fidati, gli affiliati, i vicini, gli amici…), contro il vantaggio dell’umanità, il vantaggio di tutti, il bene comune.
Come distruggere il potere del male? La lotta si fa impari, e potremmo essere delusi, ma non abbiamo che la forza della debolezza della croce di Cristo.

Questo annunciamo, questo testimoniamo, questo ogni cristiano, ogni credente deve aver compreso. Molte volte la forza della debolezza dell’onestà, della verità, della correttezza si trova anche nel cuore di chi non è credente. Credenti e non credenti, uomini di buona volontà.
Mi ricordo che durante l’anno della misericordia andai a predicare per una quaresima ogni settimana in un carcere del Perù, il carcere di Aucallama, in una sezione molto dura, dove c’erano diversi uomini appartenenti a cartelli mafiosi del traffico di droga. Erano momenti intensi. Predicavo il Vangelo della misericordia, del perdono, della debolezza della croce a uomini duri, che ti ascoltavano o che facevano finta di non ascoltarti. Dopo uno di questi momenti un detenuto mi chiede di parlare e mi legge una frase della copertina del libretto che avevamo preparato e che riporta una parola dura di papa Francesco che invita alla conversione coloro che fanno parte di qualche forma di gruppo criminale, dicendomi, “ho letto questo e credo che sia giusto per me confessarmi e riconoscere i miei errori”.
Non ci rimane che questa parola debole che tocca la coscienza.

Un brigatista negli anni bui, Antonio Savasta, dice: “Alle nostre domande l’ingegner Taliercio rispondeva con frasi che parlavano d’ amore, parlava di un mondo in evoluzione. Lui era sorretto da una grande fede, io allora non lo capivo. Il suo omicidio è stato un tragico passo”. Definito dal giudice istruttore Carlo Mastelloni “prima il più acerrimo nemico dello Stato, poi il suo più assiduo collaboratore”, in un altro momento scrisse alla moglie di colui che aveva ucciso, dicendo che in lui avevano vinto le parole di perdono di suo marito, non le capiva, ma dopo alcuni anni erano quelle che erano rimaste.
Il Vangelo conosciuto, amato, annunciato è la scelta più debole che può però sconfiggere il male più radicato e più egoista.

La vittoria sul potere della morte non avviene solo per una recrudescenza della forza, del controllo che deve comunque essere esercitata dallo stato, che non può ammettere una convivenza con l’illegalità e soprattutto con l’illegalità che ha come fine quello di distruggere il sistema di diritto, le autorità politiche, civili (polizia, carabinieri, forze dell’ordine, giudici e magistrati) per lasciare solo il loro sistema di “stato alternativo”, ma, la vittoria passa attraverso un’opera di convincimento, di conversione che avviene nell’intimo della coscienza.
O avvicino l’altro, l’uomo o la donna, e diventa un mio alleato contro il male, disposto a prendere su di sé la croce di chi è fedele al Vangelo (la legge dell’amore), oppure ogni forma di oppressione e di limitazione dell’altro lasceranno inalterata la potenza di questo male, e insoddisfatta la società.
Il fine del lavoro sulla legalità non è la condanna, ma la conversione dell’ingiusto.
Nessuno, nessuna donna, nessun uomo, può tirarsi fuori da questo cammino di conversione perché nessuno uomo è senza peccato, e quindi senza bisogno di conversione alla gratuità, alla legalità.


Conclusioni della Redazione


Anche noi, nel dare una sorta di lettura degli avvenimenti, riconosciamo che nel nostro territorio ci sono molte forze vive ed oneste che molte volte non riescono a farsi sentire e che hanno bisogno di trovare franchezza e determinazione per non lasciarsi coinvolgere nel grigiore dell’indifferenza o delle abitudini, che rischiano di essere connivenza con il male.

Sarebbe forse necessario un risveglio dal torpore della vita domestica che porti a riconsiderare i valori fondanti la nostra Costituzione (cui hanno fatto riferimento anche alcuni dei contributi ricevuti) e ad impegnarsi perché la democrazia è un “programma interminabile” e “potenzialmente a rischio”. Per questo c’è bisogno di cittadini attivi, responsabili e solidali.

La mafia, il razzismo, lo sfruttamento, la sottomissione, l’intolleranza, l’incuria nei confronti dell’ambiente e della nostra stessa salute ledono il principio di legalità e giustizia.
Gli onesti sono di più, ma molti si occupano solo della propria vita privata. Condividere idee, partecipare alla vita civica, riappropriarsi di spazi fisici e virtuali del vivere sociale, ricostruire un “villaggio” degno di questo nome, non nascondersi dietro la discrezione, essere presenti e non lasciare il nostro posto agli altri: questo si può fare.

Ci auguriamo di aver riempito il silenzio di parole non vuote, di aver tessuto un “nostro racconto” che potrà “convincerti che ti conviene prenderti cura dei luoghi in cui vivi, perché dalla qualità dei beni comuni materiali e immateriali dipende la qualità della tua vita.” (Labsus 2019).

ComuniCare – gennaio 2021