La parola del Parroco – Ottobre 2022

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Continuo la riflessione fatta nella Parola del parroco di settembre perché, in questo inizio dell’anno, credo sia importante comunicare a tutta la comunità quelle che sono le priorità di un cammino pastorale. 

Mi trovo particolarmente in sintonia con quello che dice normalmente il Vescovo, quando presenta un cammino. Egli è solito affermare che non si tratta di inventare chissà quali grandi trovate della fantasia: per iniziare un anno nuovo (anno pastorale) occorre avere ben chiaro qual è il cammino che si para davanti a noi e percorrerlo. Ormai, alla mia età, ho scoperto che la regola di vita che ho maturato nella mia spiritualità non ha bisogno di nuovi programmi, ha solo bisogno di perseveranza, come dice la parola di Giacomo (Gc 5, 7-9)  “Siate dunque costanti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri”.

Ecco questo è quello che ci chiede il Vescovo e anche papa Francesco: essere fedeli, costanti, con la costanza dell’agricoltore che, apparentemente, dopo aver seminato, durante l’inverno non fa nulla. La costanza dell’agricoltore che, dopo aver fatto il lavoro più pesante (arato, dissodato, seminato), attende, prima dell’ultimo grande lavoro che è il raccolto e la trasformazione del frutto del suo lavoro, attende che il seme porti frutto. Ma in questo tempo di attesa il contadino coltiva la fede e lo fa in maniera operosa, perché intanto sistema gli attrezzi e riempie il tempo di lavori, ma non dimentica la fiducia. Bella quella frase “aspetta con costanza il prezioso frutto della terra”.  Io vedo questo aspettare con costanza non come annoiato, borioso e autosufficiente, ma con fede che la vita fiorisca e fruttifichi. Ecco la laboriosità e la preghiera. 

Non quindi nuovi programmi, ma la regola che come comunità ci siamo già dati da anni: la dimensione contemplativa della vita, il primato della Parola da ascoltare e accogliere non solo nelle celebrazioni, ma anche nei piccoli gruppi, che lanceremo come già programmato dopo la visita pastorale e ridetto nel Consiglio Pastorale della Comunità Pastorale (CPP) di giugno a Tornavento. 

E poi la centralità dell’Eucarestia che ci fa essere comunità cristiana attorno all’altare, che aiuterà tutti i bambini che si stanno avvicinando alla fede accompagnati dai loro genitori ad essere comunità di discepoli, di amici e di cristiani. Un’Eucarestia che sia il fulcro della domenica, non la ruota di scorta che utilizziamo sono qualche volta all’anno quando buchiamo. E poi la missione, che è gioia di raccontare, ma anche amore che si fa prossimo. Missione e carità non sono slegate dall’Eucarestia e se non vediamo molta carità nella nostra comunità e nella nostra vita e non vediamo la gioia di trasmettere il Vangelo è perché non abbiamo un nesso stretto con la mensa Eucaristica e con la mensa della Parola.

Riprende l’anno, riprendono i cammini con molte novità, ma con una urgenza: la Chiesa si rinnovi nell’essere gioiosa nell’annunciare il Vangelo; come adulti cristiani siamo chiamati a trasmettere la bellezza della nostra fede alle giovani generazioni, ai piccoli. Gli adulti, i genitori, saranno i protagonisti della trasmissione della fede, però, se la fede è vissuta senza gioia e non viene testimoniata la sua bellezza, non verrà trasmessa e sarà solo tradizione che prevede il compimento di riti senza linfa, senza amore.  

Grazie a voi che leggete, a voi che pregate, a voi che amate, a voi che credete che sia possibile questa rinascita.  

Don Gianbattista