Pensieri da Parroco #5

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“Guarda me: andrà tutto bene.”

Non è facile pregare in maniera serena in questi tempi. Lo sguardo sulla vita mi provoca emotivamente e mi condurrebbe ad una distanza scettica, indifferente, una forma di autodifesa, non emotiva, se il Vangelo non mi rimandasse tutti giorni alla verità di me stesso e alla bellezza faticosa della “compassione” illuminata dalla fede nella resurrezione.

Non si riesce a volte a pregare perché le parole non solo muoiono sulle labbra, ma a volte non riescono a formarsi, non riescono a  dare voce interiore al pensiero.

La parola “andrà tutto bene”, che i nostri bambini scrivono accompagnata dai colori, ci fa bene, ma rischierebbe di essere una ingenua illusione se non posiamo gli occhi su chi l’ha pronunciata. (Di questo ci parla su Avvenire, il Vescovo mons. Mauro Maria Morfino.)

E allora possiamo sentirla risuonare in questo modo non illusorio. “Guarda me: andrà tutto bene”: guardiamo Cristo Crocifisso e andrà tutto bene. Guardiamo il Signore Gesù, il suo amore, e comprendiamo quale è il cammino che ci permette di vedere la luce.

Fidiamoci di Gesù, come si è fidato il cieco del Vangelo di questa domenica, che nella sua oscurità, con gli occhi impiastricciati di fango, dando fiducia alla parola di uno sconosciuto, con la sua fatica si è messo in cammino, ha percorso la strada per arrivare fino alla fontana di Siloe, e lì ha ricevuto il dono della vista.  Facendo l’esercizio di guardare Gesù e fissando lo sguardo su di Lui ci accorgeremo che poco a poco l’immagine di Lui diventerà sfuocata, annebbiata e ci sembrerà di non vedere più nulla e quando ritornerà a fuoco vedremo i volti dei fratelli anziani, ammalati, occhi che cercano una risposta, vedremo il volto dei nostri amici medici, infermieri, degli operatori nelle case di riposo… e poi improvvisamente ancora il volto di Cristo crocifisso. Poi ancora l’immagine si sfoca e nel silenzio di questa nebbia barcolleremo, e poi di nuovo prende nitidezza e vedremo i volti dei profughi, dei senza dimora, dei poveri, dei carcerati, e poi anche delle persone che ami, di cui temi il contagio. Allora ti accorgi che ti sei distratto: forse non stai pregando, o forse sì, stai portando la tua vita nella preghiera… e quando riguardi Lui rivedi il volto del crocifisso e le uniche parole che ti escono, sono quelle dei salmi, “In te mi rifugio” “Non nascondermi il tuo volto”… Sono le parole di Gesù sulla croce  “Padre nelle tua mani affido il mio spirito”. E la preghiera diventa atto di fede nel Dio di Gesù Cristo, nel Padre, non nel Dio Pagano che qualcuno incolpa di questo momento, come il Dio terribile e vendicativo per il male e la disobbedienza dell’uomo.

Il Dio che ci ha annunciato Gesù, è il Padre che solo Lui conosce bene, perché ne è il Figlio e che ha inviato lo Spirito e che è con noi.

Che questa sia la preghiera. Fissare lo sguardo sull’immagine del Figlio inviato dal Padre per donarci lo Spirito che ci permette di vivere questi giorni.

Io lo credo.

“Guarda me: andrà tutto bene.”
“Sì Signore!
Gesù, soltanto vedendo te
posso comprendere come andrà tutto bene,
perché tu ci hai preceduto
e hai assunto la nostra natura,
hai assunto la nostra carne
e ti sei identificato in ogni uomo e in ogni donna
che vive sulla faccia della terra
e ci hai indicato il cammino
e ci hai indicato la meta.”

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