Pensieri da Parroco #3

Categorie: Avvisi,Pensieri da Parroco

Un buon fattore R0 di contagio di fraternità

Riflettere su quello che sta succedendo non è semplice. Ho già detto che non amo parlare per essere ascoltato (non sono un buon comunicatore) e nemmeno scrivere per essere letto (non sono un buon scrittore, infatti non ho pazienza nel cercare gli errori e mi faccio aiutare da qualcuno prima di pubblicare qualcosa). Amo parlare per “annunciare” e scrivere se ho qualcosa da scrivere, ma non per essere letto (tanto è vero che non pubblico tutto quello che penso; lo stolto dice quello che sa, il saggio sa quello che dice), scrivo a volte semplicemente per fare chiarezza in me.

In questo tempo, come ho già detto, mi sembra di essere tornato nel deserto del Perù. Il silenzio che sento dalla mia camera, che sentiamo nelle strade, l’ho sentito per anni, ma era lo spazio che mi ha permesso di rientrare in me stesso e di toccare il cuore profondo della vita, l’essenzialità. In Perù dove abitavo, non c’era segnale internet, non c’era segnale telefonico, dovevo andare in cima ad una montagna vicina per telefonare ai confratelli, non avevo la televisione via cavo, perché avevo fatto la scelta di non avere la televisione, una ricchezza per i parrocchiani (ora credo l’abbiano quasi tutti), eppure questo tempo era normale: la vita di tutti i giorni. Vita.

Ora viviamo alcuni aspetti di questo deserto, ma mi accorgo che faccio fatica a cogliere la bellezza del deserto perché internet, la comunicazione nei vari metodi, riempie questo silenzio e alla fine della giornata, non solo gli occhi, ma anche la testa mi è pesante.

Quello che dobbiamo fare è “rimanere in casa” perché dobbiamo ridurre il contagio, dobbiamo “stare a distanza”. Dicono gli esperti che dobbiamo avere un fattore R0 (si legge “errezero”) più basso possibile, possibilmente vicino allo zero. Ovvero non devi contagiare nessuno. Allora il virus muore.

Cito da un giornale per far capire l’importanza di un fattore R0 vicino allo zero. «“Numericamente, però, i contagi crescono, come confermato anche oggi dai dati della Protezione civile, e la strategia è proprio quella di evitare il picco”. Ha spiegato in conferenza stampa il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro: “I modelli matematici tengono conto di alcuni fattori come il fattore R0 (numero di riproduzione di base), ovvero quanto un positivo può infettare altri, oltre che nel tempo, dal momento in cui si contrae l’infezione all’insorgenza dei sintomi; mettendo insieme tali dati – ha chiarito – si possono determinare picchi in diverse fasi o settimane. La strategia è appunto abbassare il fattore R0 per evitare il picco”. La ragione è chiara: “Il punto critico è il numero di persone che si rivolgono al SSN (Sistema Sanitario Nazionale) per l’assistenza, ma se il picco, ovvero tale numero, rimane più basso, allora è possibile assistere tutti senza mandare in crisi il sistema”».

Se il valore di R0 è 1 significa che ogni contagiato contagia a sua volta una persona, se è 2 ognuno ne contagia 2, se è 4 è ancora peggio: ogni contagiato ne contagia 4. In questo caso quindi 1 ne contagia 4, 4 ne contagiano 16, 16 ne contagiano 64, 64 ne contagiano 256…. Compreso?

Per fermare il virus allora il fattore R0 deve essere vicino allo zero.

Ma perché cresca la comunità e l’umanità occorre avere un fattore R0 (di contagio di fraternità, non di contagio del virus) di almeno 1 o meglio vicino al 3! Allora ci sarà la comunità. Mi spiego, non vorrei essere accusato come Sgarbi.

Dobbiamo contagiare in fraternità tutti. Ciascuno di noi, battezzato, deve essere contagioso in fraternità.

Che cosa significa il fattore di contagio di una comunità? Non viene dato da un numero altissimo di like (100.000) in FB (Facebook) che porterebbe il tuo fattore R0 fino a 100.000, ma dalla capacità di comunicare personalmente la fraternità. Tendenzialmente una comunità diventa contagiosa di fraternità quando sappiamo fare agli altri quello che vorremmo che gli altri facessero a noi. E’ la fraternità che dobbiamo contagiare in questo frangente (l’ho detto a conclusione del mio ultimo pensiero da parroco).

Ognuno di noi sia vicino a due o tre persone, con una chiamata, con una telefonata o semplicemente parlando da balcone a balcone con un vicino… mantenendo la distanza ma non distanti.

Siamo tutti “battezzati inviati”, siamo tutti coinvolti a fare in modo che il nostro fattore R0 della fraternità sia almeno 3 o 4; per le catechiste sia almeno 15-20 (i loro ragazzi); per i ministri della comunione almeno 6-10 etc. Che non sia zero e che non sia invocare che la parrocchia abbia 100.000 like su FB… Nulla contro FB, io stesso pubblico, ma assieme alla riduzione del fattore R0 di trasmissione del VIRUS che deve essere zero, chiedo ai miei parrocchiani, in forza del loro battesimo, che il fattore R0 della fraternità sia almeno 3-4.

Il rischio che i miei e i nostri tempi di deserto si riempiano non di preghiera, ma della rincorsa dei like, è alto. Ripeto, nulla contro FB, è uno strumento di comunicazione libero che aiuta, ma attenti a non esserne schiavi.  Abbiamo la Messa del Papa tutte le mattine alle 7.00 e di tanti sacerdoti che conoscete nel mondo ad ogni ora; abbiamo i canali televisivi e le differenti radio, abbiamo la Messa del nostro Vescovo la domenica mattina. Abbiamo la via crucis con il Vescovo il venerdì… sfruttiamo tutte queste occasioni.

Non dimentichiamo la preghiera personale e in famiglia: “non sprecate parole!” ma dite “Padre” proclama il vangelo di oggi, 16 marzo.

Non dimentichiamoci anche del nostro fattore R0 di fraternità. Il fattore R0 di una comunità non è dato dal fattore R0 dei suoi preti. Non cediamo al clericalismo di ritorno che anche e soprattutto in tempo di crisi emerge, ma cresciamo come comunità missionaria.

Io sto raccogliendo la bellezza di questo fattore R0, raccogliendo confidenze o delicatezze, parole raccolte nelle telefonate che faccio o che ricevo. Sono bellissime e riempiono il cuore. Se va avanti così muoio di infarto, non di coronavirus, per la bellezza che raccolgo.

Sono pensieri per riflettere e per crescere.

Don Gianbattista

Annunciazione del Beato Angelico che si trova nel convento di San Marco a Firenze. Maria e l’angelo sono distanti come spazio, ma si possono notare circolarità e comunione.
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